I RASPAIL pubblicheranno il prossimo 11 novembre “Dirge”, il loro debut album. Noi l’abbiamo ascoltato in anteprima e recensito per voi, e finchè c’eravamo abbiamo anche scambiato quattro chiacchiere con Ianus ed Israfil, rispettivamente cantante e chitarrista della band.

1)Ciao ragazzi! Dunque, i RASPAIL sono nati nel 2010: com’è venuta fuori l’idea di formare il gruppo?

Ianus-  Il gruppo nasce perché ci conosciamo da tantissimi anni e già dai tempi del primo promo dei Klimt1918 e Black Thorns Lodge, avevamo vagheggiato la possibilità di fare qualcosa insieme. Anche prima del 2010 c’era stato un periodo di attività in studio che non sfociò in nulla, ma dove l’idea di base sembrava quella di un death metal di impronta svedese, poi dal 2010/11 le cose sono cambiate, Israfil ha proposto una serie di canzoni che spostavano la nostra direttrice musicale verso lidi musicali a noi forse più consoni. E da lì è partito tutto.

2) Come mai proprio RASPAIL?

Ianus – Raspail è un nome francese. Anzi un cognome. La causa prima ed ultima che determinò la scelta del nostro nome è un disco. E cioè “Within the realm of a dying sun” dei Dead Can Dance, che noi adoriamo, ed in particolare la sua copertina dove c’è la foto di una famosissima tomba del cimitero monumentale di Pere Lachaise, a Parigi, appartenente appunto alla famiglia Raspail.

3) Poesia, tenebra oscura, il “paesaggio rurale intorno a Roma”: tutti elementi molto forti e ben presenti nella vostra
lirica. Come mai avete optato per questa direzione?

Ianus – Ti dirò: non credo che si possa optare, non ci sono delle opzioni tra cui scegliere. A meno che tutto non venga ben pianificato a tavolino. E questo non è il caso di Dirge. Siamo profondamente influenzati e devoti a quell’idea di una Roma bucolica che nell’ultimo secolo e mezzo è andata scomparendo, da sempre. E bada bene, non alla Roma imperiale, ma a quella cantata dai poeti come Virgilio, alla Roma dell’età dell’oro, ai suoi boschi sacri abitati da Fauni, Ninfe e Satiri, e a quella Roma, ormai in rovina, celebrata dai poeti e dai pittori. E poi la poesia romantica, artisti come Friederich, Wright of Derby, i vedutisti ed i pre raffaelliti. E su tutto la notte e la natura matrigna.  Israfil mi ha fatto sentire i brani, io ho cominciato a buttare giù dei testi influenzato dalle immagini che la musica aveva generato in me. E semplicemente è stato interessante poi constatare che anche lui mentre componeva aveva in mente esattamente le stesse cose. Diciamo che i testi hanno tradotto in parole la musica.

4) Come avviene il processo di composizione dei brani all’interno della band?

Israfil – Solitamente comincio a lavorare su un tema centrale. Una sequenza di note in grado di essere allo stesso tempo emozionante, convincente ed essenziale. Poi subentra il lavoro di armonizzazione con l’aggiunta di nuove linee melodiche che si intrecciano con quella principale fino a creare quell’effetto riverberato e corale che contraddistingue tutte le canzoni del nostro album.
Infine inserisco i rumori, i feedback, le chitarre slide per donare ai brani un’aura sonora rarefatta e quasi pulviscolare. Questo è quello che fa veramente la differenza: è come aggiungere una terza dimensione sonora.

raspail

5) “Dirge”, “nenia”: una nenia oscura? Ci si avvicina un pò all’idea di concept album, o la trama è diversa?

Ianus – No non credo si possa parlare di concept album, almeno secondo quello che è il modo classico di interpretare questa definizione. DIrge è prima di tutto il titolo di una canzone, presente anche nel nostro promo d’esordio e che apriva quel lavoro, ed è una parola che semplicemente ben riflette quelli che sono i contenuti  del disco. Preferisco tradurre Dirge come canto funebre, perché meglio si confà al mood del disco. E’ un canto funebre perché di fondo celebriamo qualcosa che è svanito o che sta per svanire definitavmente.

6) “Ver Sacrum” e “Et In Arcadio Ego”. Mi hanno colpito molto questi due brani: perchè il titolo in latino?

Ianus – Prima di tutto l’uso del latino è una cosa piuttosto automatica se pensi quello che è l’immaginario a cui facciamo riferimento. Detto questo entrambi ben descrivono le immagini e le sensazioni contenute nei due brani. Ver Sacrum  (Primavera Sacra) ha un testo che procede per immagini, legate tra loro:  è un inno al ruolo sacrale del paesaggio rurale e boschivo ed ai riti ad esso connesso, ed infatti si conclude con un estratto dall’ Inno a Pan scritto da Aleister Crowley. Et in Arcadia Ego invece è una frase latina, ma non d’origine antica, che inizia a comparire nel 1600 su molti quadri di artisti europei, come il Guercino. Di solito nel quadro questa frase appare su dei sarcofagi. Letteralmente è un qualcosa come Anche io in Arcadia: è un epitaffio, un vagheggiare l’Arcadia, la mitica terra della poesia bucolica, tanto cara a Virgilio, dove regna la perfetta armonia tra natura ed uomini. Il testo parla del Grand Tour in Italia, questo fenomeno che andò sviluppandosi a partire dal XVII sec. e dei tanti poeti, da Goethe, a Byron, passando per Keats e Shelley che scelsero la nostra terra e  Roma come meta, come luogo per ritrovare le proprie origini. E come tomba. Quanti di essi, spesso giovani, vi morirono? Il testo è un omaggio a questo periodo e alla sua temperie culturale.

7) Otto brani, per un disco molto intenso. Vi sentite soddisfatti del risultato?

Israfil- Si siamo soddisfatti dei risultati. Francesco Conte e Massimiliano Pagliuso (NOVEMBRE, ndr) sono stati due produttori fantastici che ci hanno aiutato a creare il sound che avevamo in mente. Insieme a loro abbiamo sperimentato molto in studio cercando di trovare ogni volta soluzioni il più possibile desuete per mezzo di strumenti e outboard non convenzionali. Quello che ci premeva fin dall’inizio era seguire un percorso che ci appartenesse esclusivamente.

8) Quali band vi hanno influenzato maggiormente, e continuano ad influenzarvi nel vostro quotidianum?

Ianus – Difficile darti una risposta. Se rimaniamo a cosa maggiormente ha influenzato Dirge, allora personalmente posso dirti Paradise Lost, primi Katatonia, October Tide, Woods of Desolation, Dead Can Dance, Sunn o))), Earth, Neurosis. In generale ascolto un po’ di tutto ultimamente dai Deftones, passando per Bruce Springsteen, Radiohead, Bell Witch, Grave Miasma etc…

Israfil – Per quanto mi riguarda cito Hammock, Tim Hecker, Nadja & Aidan Becker, Robert Rich e Steven Roach. In generale tutto il movimento drone, ambient e nu-gaze.

9) Dopo la pubblicazione di “Dirge”, quali sono i piani per il vostro futuro?

Israfil – Cominceremo il prima possibile a lavorare alle canzoni del prossimo album. Abbiamo già tantissime idee. Cercheremo anche di suonare live.

10) A parte le vostre attuali band – chiamiamole così – “ufficiali”, i RASPAIL continueranno la loro strada?

Ianus – Assolutamente si. Per altro siamo al lavoro su dei nuovi pezzi.

 

11) Un saluto e un messaggio per chi in questo momento vi sta leggendo! Grazie ancora!

Ianus – Grazie mille per l’interesse dimostrato e ringrazio coloro che avranno la bontà di ascoltare la nostra musica. No Keys, No Clean Voice, No Gothic Crap.

 

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  • NoriTaka

    Suona interessante..non vedo l’ora di ascoltarli!

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