Se c’è una cosa che davvero non sopporto, nella musica come in tutto il resto, è l’assoluta inutilità di un prodotto. In questo caso un disco. Un disco inutile è un disco che non aggiunge nulla e nulla toglie, un disco di cui nessuno, nemmeno i fan, si ricorderanno. Un disco inutile è quel classico disco che ascolti e dimentichi, che diviene minore in una discografia non perché incapace di eccellere, ma perché ricorda tutti gli altri dischi della band senza avere un proprio ruolo, né un proprio scopo. Ecco, secondo me “Strength in Numbers” dei THE HAUNTED è proprio questo: un lavoro insignificante, né brutto né bello, attraverso cui la band svedese prova a riappropriarsi della propria storia discografica proponendo un death metal che rimane lì lì in bilico tra gli esordi thrash metal del gruppo e un metal melodico che sì, si amalgamano anche abbastanza bene, ma alla fin fine davvero potrebbero essere pezzi presi e incollati da altre loro opere, ma nessuno se ne accorgerebbe.

 

Sinceramente la bella intro tutta strumentale “Fill The Darkness With Black” mi aveva lasciato ben sperare. Ma già dalla traccia numero due, Brute Force, si intuisce quale sarà l’andazzo di “Strength in Numbers”: le varie serie di riff chitarrosi serviti da Patrick Jensen, la martellante pioggia di liriche dalla voce di Marco Aro (a meno che non rimanga imprigionato nella trappola del vocalismo senza utilità, come in “Strength In Numbers”, che da il titolo all’album) e il solito Adrian Erlandsson, di cui la band non dovrebbe mai più fare a meno. Forse la nota più positiva sono le chitarre di Ola Englund, che a me sono parse sempre ottime.

 

Certo, dall’esecuzione tecnica non si può pretendere di più: nell’attuale formazione dei THE HAUNTED ci sono musicisti veri, consumati, che probabilmente non hanno più nulla da imparare. E quindi mi chiedo perché registrare un disco che sembrerebbe essere stato non solo scritto, ma anche pensato controvoglia. Quasi per tornare indietro nel tempo, ma che si va a rivolgere non so a chi, probabilmente a quel numero di fan che ha deciso di non crescere con la band. Perché non si tratta più di bello o brutto e anzi, a scanso di equivoci è meglio specificarlo: “Strength in Numbers” è un disco tecnicamente ineccepibile e con momenti veramente riusciti, nonché abbastanza omogeneo.

 

Personalmente, preferisco brani dall’incedere lento ma potente come “Monuments” – di cui ho apprezzato molto la melodicità – o “This Is The End”, che secondo me valgono tutto l’acquisto del disco e che, accostati a brani veloci e furiosi come “Means To An End” o “The Fall”, rendono al meglio strappando via l’ascoltatore più navigato al sonno profondo in cui si rischia di cadere ascoltando un ritorno sulle scene dopo tre anni di cui, secondo me, non si sentiva alcun bisogno.

 

 

VOTO: 5,5

RSVP (Raccomandati Se Vi Piacciono): SLAYER, AT THE GATES, THE CROWN

Label: Century Media

Anno: 2017

 

TRACKLIST:

Fill The Darkness With Black

Brute Force

Spark

Preachers Of Death

Strength In Numbers

 Tighten The Noose

This Is The End

The Fall

Means To An End

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