Voci, una folla che urla a squarciagola. La batteria riecheggia aprendo la strada ad un riff tagliente di chitarra elettrica: inizia così “PRAYERS FOR THE BLESSED”. Il nuovo album dei SIXX:A.M., seguito ideale dell’album uscito pochi mesi fa “Prayers for Damned”, si presenta già dalle prime note come un disco in qualche modo decadente e rabbioso e il primo pezzo, nonché quello che gli dà il titolo, né è la pronta dichiarazione: we are all barbarians, everybody say amen, si dice nel ritornello.

 

E’ un bel pezzo di sound americano, una fusione tra ritmi funky ed un’energia heavy dettata interamente dalla chitarra. Più o meno sulla stesa riga prosegue “We Will Not Go Quietly”, ma ancor più americana al punto che in alcune parti ci sembra di sentire una versione più dura, e chiaramente più riuscita, dei 30 Seconds To Mars.

 

E’ un album che si fa ascoltare con piacere, duro e melodico alla stessa maniera, in cui la parte strumentale riesce così dinamica e vigorosa da riempire la neutralità della voce di James Michael. In questo senso l’album raggiunge la sua massima vetta col pezzo “Devil’s coming”: grintoso, forte di rif ruggenti e accompagnamenti granitici fino a sciogliesi in echi elettronici perfettamente incastrati. E’ proprio qui che le chitarre intraprendono una danza indemoniata, preludio di vibrante e sfrenato a solo.

 

Subito dopo questa prima parte l’energia dell’album sembra scemare lentamente fino ad arrivare alla patetica cover di “Whithout you” di Marja Carey. E’ uno di quei pezzi, della tradizione americana, in cui si tenta di trasformare uno smielato originale alzando semplicemente il tono di voce e la distorsione degli effetti, dimenticando che l’alchimia musicale è una questione ben più complessa e intuitiva.

Davanti a questi pezzi qualsiasi ascoltatore, dotato di un minimo di buon gusto, non andrebbe oltre un minuto. Ma oltre ad essere un brutto pezzo, “Whitout you” rappresenta l’inizio di una terra di nessuno in cui l’album si affossa in tracce che svaniscono come polvere al vento. “Riot in My Head” vuole essere una ballad aggressiva alla stregua dei GUNS’N’ROSES che, sfociando in un coro e poi in un a solo disperato, ripropone quasi la struttura di “November Rain”.

 

Questi e altri pezzi, strumentalmente più deboli e statici rispetto ad altri appena ascoltati, hanno anche l’effetto di mettere a nudo quello che probabilmente è l’aspetto più critico della band: la voce. Quella di Michael è una voce che non spicca di carattere, di personalità, ed è proprio per questo motivo che quando diventa orfana di un’accattivante trama musicale, l’intero pezzo finisce per riecheggiare quel filone rock tipicamente americano (30 Minutes to Mars per esempio) che dopo neanche un minuto ci fa premere il tasto del pezzo successivo.

 

“PRAYERS FOR THE BLESSED” non è un album che ricorderemo, il sound porta avanti l’esperienza degli EXTREME senza però aggiungere nulla di veramente originale. Nonostante ciò, oltre alla chicca “Devil’s coming”, contiene al suo interno dei pezzi che gli conferiscono un certo valore e, di conseguenza, validi motivi per un piacevole ascolto.

 

 

VOTO 6
RVSP: EXTREME, 30 SECONDS TO MARS, GUNS’N’ROSES

 

 

sixx-am-prayers-for-the-blessed-vol-2

 

01. Barbarians (Prayers For The Blessed)
02. We Will Not Go Quietly
03. Wolf At Your Door
04. Maybe It’s Time
05. The Devil’s Coming
06. Catacombs
07. That’s Gonna Leave a Scar
08. Without You
09. Suffocate
10. Riot In My Head
11. Helicopters

No votes yet.
Please wait...