“Zero Days”, nuovo lavoro in studio dei PRONG, arriva al culmine di cinque anni intensissimi per la band di Tommy Victor che, dal 2012 a oggi, è riuscita a realizzare ben quattro album di inediti, uno di cover e un greatest hits registrato dal vivo. Come se non bastasse, quest’anno l’ex chitarrista dei Ministry ha trovato anche il tempo per tornare a collaborare con Glenn Danzig sul non ispiratissimo “Black Laden Crown”, uscito poco più di due mesi fa.

 

La delusione del recente ritorno discografico della storica voce dei Misfits non dipende in alcuna maniera da Tommy Victor, che con i Danzig si limita a suonare le parti scritte dal fumantino cantante del New Jersey. È con i PRONG che Victor – da sempre deus ex machina del progetto – dà sfogo alla sua creatività; come dimostra l’incredibile prolificità dell’ultimo lustro, idee e voglia di lavorare certo non gli mancano.

 

A onor del vero bisogna dire che, dall’ottimo “Carved Into Stone” (2012) in poi, i PRONG sembrano dormire sugli allori: i dischi successivi (“Ruining Lives” del 2014 e “X (No Absolutes)” del 2016), per quanto convincenti, non fanno altro che riprenderne l’esplosiva formula metal in bilico tra groove, thrash, tracce di hardcore e ritornelli orecchiabili.

 

“Zero Days” fa ben poco per differenziarsi dai suoi predecessori; gli elementi tipici del suono crossover dei PRONG sono ancora tutti al loro posto, sapientemente miscelati dalla produzione attenta ma a tratti un po’ troppo artificiosa dello stesso Tommy Victor. Quasi tutti i brani spaziano tra tanto groove, breakdown devastanti e melodie dal piglio pop: la prima cosa che salta all’orecchio ascoltando “Zero Days” è la presenza di moltissimi potenziali singoli (per ora quelli già usciti sono la “slipknotiana” “However It May End” e la più tradizionale “Divide and Conquer”). È un lavoro concepito in primis per avere il più alto numero possibile di passaggi radiofonici; nonostante questo, Victor e soci non rinunciano mai a riff e ritmiche schiacciasassi, lasciando il piede sull’acceleratore dalla prima all’ultima canzone.

 

Classe ed esperienza permettono ai PRONG di evitare la pretenziosa cafonaggine di certo heavy metal/nu metal di facile ascolto: tracce come “Off the Grid”, “Blood Out of Stone” e “Rulers of the Collective” sono la dimostrazione di come sia possibile unire sonorità indiscutibilmente hard a refrain che si fissano velocemente in testa senza dover rinunciare alla propria dignità artistica. L’industrial degli esordi fa capolino solo in una manciata di episodi, tra i quali spiccano “Interbeing” (quasi un outtake da “Pandemonium” dei Killing Joke), “The Whispers” e “Wasting of the Dawn”, la traccia più cupa ed elaborata del disco. Interessante l’apertura a influenze djent nella devastante “Self Righteous Indignation”, il brano decisamente meno melodico dell’album.

 

VOTO: 7

 

RSVP (Raccomandati Se Vi Piacciono): Helmet, Ministry, White Zombie, Corrosion of Conformity

 

Label: Steamhammer/SPV

Anno: 2017

Tracklist:

However It May End
Zero Days
Off the Grid
Divide and Conquer
Forced Into Tolerance
Interbeing
Blood Out of Stone
Operation of the Moral Law
The Whispers
Self Righteous Indignation
Rulers of the Collective
Compulsive Future Projection
Wasting of the Dawn

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