Silenzio.

L’organo risuona nella sua solennità una melodia arcana fino a quando i toni gravi e perentori della chitarra di Mackintosch irrompono nella navata sonora in cui ci troviamo. “Fearless Sky”, con le martellate doom, le artigliate elettriche dell’inconfondibile chitarra, il loro lascito di brividi sonori, la voce demoniaca e spietata di Nick Holmes, apre i suntuosi portali di “Medusa”. Li abbiamo lasciati nel 2015 col granitico e melodico “The Plague Within”, uno di quegli album che sanno splendere di un’energia oscura ma che allo stesso tempo emozionano fino a sollevarti da terra. Ora gli angeli decaduti ritornano con un album che non fa sconti, che non mitiga gli angoli più spigolosi e che suona come una tempesta lenta ed inesorabile. Sonorità di un doom spietato lo dominano e di questo ne abbiamo conferma anche nel secondo pezzo, “Gods of Ancient” e nel terzo pezzo, “From the Gallows”, dove ritmi improvvisamente accelerati e battenti come in un rito pagano nel pieno del suo sacrificio ne spezzano il tono. La chitarra di Mackintosh diventa più che mai una voce rabbrividente, come un raffica di vento che non si esaurisce mai. Poi toni doom, come una profezia che si sta avverando, tornano ad imporsi.

 

In “Medusa”, il pezzo che dà titolo all’album, dopo i delicati accordi di piano, i toni ripiegano verso un canto solenne pervaso da un’atmosfera dark. L’esito è una ballata figlia di un redivivo romanticismo nero, che, seppur forte di una cadenza sepolcrale, elettrizza fino ad esplodere in sonorità rinvigorite e struggenti allo stesso tempo, come un impavido eroe avanti al suo destino. “Blood and Caos” è uno dei pezzi che, nella seconda parte dell’album, restituisce sonorità più lanciate e aggressive mutuate in parte da un heavy di stampo anni Novanta. Orecchiabile e ritmato non è un caso che sia stato scelto come singolo. Più o meno sulla stessa scia, ma decisamente più carico di arcana atmosfera, “Untill the Grave”. Seppur un certo senso di ineluttabilità lo domini, è un pezzo che suona tenacemente di presagio, un presagio che, pezzo dopo pezzo, ci porta alla chiusura con “Symbolic Virtue”: qui la magia nera degli anni Novanta, con i riff incessanti come pendoli di un vecchio orologio, con il continuo ruggire distorto delle chitarre e il freddo cantato, ci riporta negli occulti mondi sonori da cui i PARADISE LOST sono emersi al crepuscolo degli anni Ottanta.

“Medusa” è un’opera tenebrosa a pieno titolo. Per questo è, forse più di molti lavori precedenti, uno di quegli album non certo immediati e per questo da ascoltare ripetutamente. Un’atmosfera di isolamento, in cui l’illuminazione è affidata a qualche candela, una comoda poltrona e un bicchiere di whisky possono far sì che “Medusa” diventi una esperienza d’ascolto molto particolare.

VOTO: 7,5

RSVP: KATATONIA, MOONSPELL, ANATHEMA

 

 

Tracklist

Fearless Sky (8:30)
Gods Of Ancient (5:50)
From The Gallows (3:42)
The Longest Winter (4:31)
Medusa (6:20)
No Passage For The Dead (4:16)
Blood & Chaos (3:51)
Until The Grave (5:41)

Bonus tracks:
Frozen Illusion (5:45)
Shrines (3:59)
Symbolic Virtue (4:38)

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