Dietro il progetto chiamato MYRKUR c’è Amalie Bruun, una cantante danese con una grande passione per le atmosfere cupe e al tempo stesso romantiche di un certo black metal più melodico. “Mareridt”, secondo album in studio registrato tra Seattle e Copenhagen, arriva due anni dopo il debutto “M” e rappresenta un interessante – ma abbastanza cauto – passo in avanti nella carriera di questa promettente artista.

La musica e i testi di “Mareridt” vivono degli incubi e delle paure dell’autrice, in passato vittima dell’insopportabile odio misogino dei sempre attivissimi haters online. Lo stress accumulato negli ultimi anni di intenso lavoro l’ha portata a soffrire di paralisi del sonno, un disturbo che ha provato a superare gettandosi a capofitto nella composizione di questo album.

Negli undici brani di “Mareridt”, i MYRKUR dimostrano di essere a proprio agio con una moltitudine di generi diversi: il black metal più pesante e dalle tinte nordiche di “Måneblôt”, il gothic rock di “The Serpent” e la dolcezza di “Crown”, una ballata dark a metà strada tra Tori Amos, Lana Del Rey e Bjork, sono solo alcuni esempi della grande versatilità di Amalie Bruun, la cui bellissima voce cristallina risulta essere più a suo agio negli episodi melodici.

Di questo è consapevole anche lei, visto lo scarso utilizzo del tipico cantato in scream del black metal. D’altronde, il più delle volte l’album si limita esclusivamente a sfiorare questo genere, preferendo muoversi in territori quasi pop ma sempre molto oscuri e – considerando la genesi stessa del lavoro – alquanto deprimenti. Bruun preferisce prendere spunto dalla dark wave, dall’ambient, dallo shoegaze e dal folk, presentandosi come una versione “vichinga” di Chelsea Wolfe (che fa anche una comparsata in “Funeral”).

“Mareridt” è un album maturo e ambizioso, ma poco adatto agli amanti delle schitarrate furiose e delle voci gutturali; l’heavy metal (e il black in maniera più specifica) è prima di tutto uno stato d’animo e Amalie Bruun lo dimostra meglio di tutti in una raccolta di brani che si muovono costantemente sul sottile filo che divide l’inferno dal paradiso.

 

VOTO: 7,5

RSVP (Raccomandati Se Vi Piacciono): ULVER, WOLVES IN THE THRONE ROOM, CHELSEA WOLFE, ALCEST

Label: Relapse

Anno: 2017

TRACKLIST:

Mareridt

Måneblôt

The Serpent

Crown

Elleskudt

De tre piker

Funeral

Ulvinde

Gladiatrix

Kætteren

Børnehjem

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