A CURA DI GIAMPAOLO LEO

 

L’inferno sonoro dei MORBID ANGEL è giunto alla lettera K questo infatti è il modus operandi dei pionieri del Death a stelle strisce, ovvero utilizzare questa peculiarità nella scelta del titolo di ogni lavoro iniziando rigorosamente in ordine alfabetico. Tanti anni sono passati dall’ A di “Altars of Madness” (primo vero lavoro se si esclude il demo “Abominations of Desolation” in seguito ri-registrato e fatto uscire dall’Earache records nel 1991 ) uno dei quattro capolavori che hanno consegnato alla gloria Estrema il gruppo formatosi in Florida a Tampa per la precisione.

Defezioni, rientri, beghe legali e album non all’altezza dei primi hanno accompagnato la band nel corso degli ultimi anni che ha visto ultimamente il secondo (e definitivo?) abbandono di uno dei membri più rappresentativi della storia dell’Angelo Morboso ovvero quel David Vincent gioia e dolore della produzione più recente. All’abbandono di Vincent si è accompagnato anche quello del talentuoso ma forse un po troppo “precisino” drummer Tim Yeoung.

L’unico rimasto e fondatore Trey Azgathoth si è dovuto rimboccare le maniche e ha ricreato da zero il gruppo, reclutando il batterista Scott Fuller daigli Abysmal Dawn, il chitarrista Dan Vadin Von dai Wretch e  il “vecchio” bassista/cantante Steve Tucker già con la band dal 1996 al 2003 e autore di ben 3 album in studio e uno live nel breve interregno tra il primo abbandono e il rientro di Vincent.

Kingdom Disdained è il nono album in studio (più due live) di una lunga carriera dove il prestigio della band maturato nel tempo andava a braccetto con L’hype generato dall’attesa di questo nuovo lavoro. Sin dalle prime note è chiaro come questo ritorno del figliol prodigo spazza letteralmente via il “deludente” a mio parere “Illud Divinum Insanus”, album troppo sperimentale per un gruppo così legato ai canoni del genere.

L’ opener “Piles of the Little arms” dà il benvenuto ai nuovi e vecchi Fans con il solito stile dei Morbid ovvero  quello un treno lanciato in una folle corsa ,con un riffing ispirato e un drumming possente, presentandoci un band in buona forma.

Si va avanti con i nostri che pigiano sull’acceleratore nella successiva “D.E.A.D.“, dove fa capolino la batteria del nuovo arrivato Fuller veramente terremotante e che renderà la sezione ritmica non pulita e tecnica come quella di Yeoung ma possente e devastante al punto giusto. intanto leader Trey inizia a tessere le sue solite trame chitarristiche che hanno reso celebri i MA con forti richiami ai sopracitati primi quattro album/capolavori.

“Garden of Disdain” è un brano più ritmato con velocità più contenute quasi Thrash ma pur sempre sostenute da una  devastante doppia cassa battagliera e incisiva.

Si riprende a correre e tanto nella quarta “Righteous Voices”altra killer song iperveloce, il lavoro prosegue con 3 brani abbastanza simili nella loro struttura per compattezza e cattiveria sonora che appagano l’ascoltatore e il sottoscritto, in particolare risalta con i suoi riff “The Pillars Crumbling” riconfermando i Morbid Angel come act dedito al death più malvagio e feroce soppratutto dimenticando e allontanandosi da divagazioni pop-industrial che male si accomunavano all’  autorevole storia dei Deathers americani.

L’ottavo brano “For No Master” è stato scelto come singolo dai nostri per presentare questo ritorno in grande spolvero, dopo il criticatissimo Illud, ma onestamente non mi pare a parer mio uno dei brani più ispirati dell’album, risultando leggermente inferiore ad altri pezzi più omogenei e vari nel loro complesso.

Altri 3 brani vanno a chiudere questo atteso ritorno dei padrini del Death americano per un totale di 47 minuti di puro devasto sonoro, in questi brani conclusivi risalta “Declaring New Law” vera e propria marcia con un andamento militaresco e soluzioni chitarristiche pregevoli.

Le conclusive “From The hand of Kings” e “The Fall of Idols” non tolgono, ne aggiungono niente ad un album compatto, feroce, a tratti marziale che farà la gioia di fan vecchi e nuovi, pur consegnandoci una band, sicuramente ritrovata e riconsegnata ai suoi standard naturali, ma senza aver regalato quel “nuovo” capolavoro che magari in tanti si aspettavano, sulla falsariga di tanti illustri colleghi che sembrano invece godere di un nuova giovinezza artistica, sia dal punto di vista musicale che compositivo.

VOTO: 7

RSVP (Raccomandati Se Vi Piacciono): DEICIDE, OBITUARY

Label: Silver Lining LTD.

Anno: 2017

 

Tracklist:

01. Piles Of Little Arms
02. D.E.A.D.
03. Garden Of Disdain
04. The Righteous Voice
05. Architect And Iconoclast
06. Paradigms Warped
07. The Pillars Crumbling
08. For No Master
09. Declaring New Law (Secret Hell) *
10. From The Hand Of Kings
11. The Fall Of Idols

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