Il nome è da trent’anni a questa parte un programma e di certo in “The Deviant Chord”, nel bene e nel male, i JAG PANZER non si smentiscono. Ritornano dunque con un album all’insegna, ancora una volta, di un sound serrato e robusto. Ad aprire la battaglia “Born to the Flame”, un pezzo lanciato all’attacco alla vecchia maniera: tirato e vigoroso.
Siamo davanti ad una band forgiata tra le fiamme del power anni Ottanta e che in qualche modo, pur con evoluzioni più oscure, è proseguita sempre su questa strada. D’altro canto la band statunitense si è sempre distinta per due caratteristiche. La prima è la voce di Harry Conklin: robusta, teatrale e vibrante da conferire personalità ad ogni singolo pezzo. La seconda è la presenza, negli album, di tracce ben arrangiate e con una trama sonora di una sofisticata intensità da diventare delle eccezioni slacciate da ogni tradizione, quasi delle perle inaspettate (pensiamo a “Black” in “The Fourth Judgement” o “The Mission” in “Casting the Stones”). E proprio in virtù di questo ascoltiamo l’album, come nell’attesa di essere spiazzati.

 

 

La terza traccia, quella che dà il titolo all’album, “The Deviant Chord”, inizia con un carry on e un arpeggio incantato di chitarra. La voce di Concklin, ora sottile e graffiante allo stesso tempo, parte come quella di un sapiente cantore, un narratore di storie remote. Poi un fulmine sonoro spezza questa atmosfera infiammando così un ritmo lento e possente. E’ un bel pezzo, la voce del solito Concklin splende in tutte le sue sfumature vocali, accompagnata talvolta da cori immersi in un’atmosfera magica. Tuttavia non è certo la perla che stiamo cercando.
L’adattamento metal della canzone folk della tradizione novecentesca irlandese “Foggy Dew” era già lì da molto tempo, con i suoi ritmi sussultanti e bellicosi, in attesa che qualche gruppo metal la cogliesse come un frutto maturo. Ed eccola qui nel nuovo album dei JAG PANZER: ne esce una trasposizione energica, una marcia heavy perfetta e senza fronzoli.
La ballata romantica “The Long Awaited Kiss” si distingue da tutto il resto per il suo ritmo quasi a tempo di walzer e per la sua atmosfera fiabesca (forse un po’ eccessiva da questo punto di vista).
Senza dubbio “The Deviant Chord” contiene quella che potrebbe essere considerata una sintesi del percorso musicale di questa band. Dal metal più di stampo anni Novanta, corposo e oscuro, basta poi ascoltare la lanciata “Salacious Behavior” o la maideniana “Fire of Our Spirit”, due pezzi che insieme a “Dare” rappresentano una chiusura sicuramente più accesa e dinamica rispetto al resto dell’album, per risentire le acrobatiche e intrecciate sonorità power anni Ottanta. E’ forse questa la parte più vivace dell’album, più notevole per dei veterani come loro. Ma perle da ricordare qui, in tutta onestà, non ce ne sono.

 

VOTO: 7

RSVP: VIRGIN STEEL, MANOWAR, VICIOUS RUMORS

 

 

Tracklist:

01. Born Of The Flame (4:00)
02. Far Beyond All Fear (3:49)
03. The Deviant Chord (5:37)
04. Blacklist (4:19)
05. Foggy Dew (3:20)
06. Divine Intervention (3:30)
07. Long Awaited Kiss (6:16)
08. Salacious Behavior (4:07)
09. Fire Of Our Spirit (4:37)
10. Dare (5:17)

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