Un buon inizio è come una porta che si apre inaspettatamente su un mondo lontano e vicino allo stesso momento. E se in un libro coincide con un incipit tagliente e incisivo, in un album corrisponde a prime note che insieme suonano così armoniose ed evocative che quella porta te la fanno vedere e sentire. E’ il caso di “The Hive”, brano di apertura dell’ultima fatica degli HORISONT “ABOUT TIME”. La scaletta iniziale di note vellutate e sinistre suona proprio come un incipit classico ma fenomenale alla “C’era una volta…”. Ma tutto “ABOUT TIME” è un tradimento del passato e i colpi secchi di chitarra elettrica ce lo fanno capire subito come a precisare con un perentorio “… e c’è ancora!”. Da qui parte la narrazione sonora di un pezzo votato alle sonorità più maledette degli anni Settanta fino alla fuga allucinata prog.

 

Gli HORISONT si dimostrano, ancora di più in quest’ultimo album, di essere dei filologi perfetti di quella sorta di degenerazione incantata e poetica del rock che riusciva selvaggio e virtuoso, brillante e accattivante allo stesso tempo. Un fascino malefico che pervade per esempio tra i ritmi incalzanti e fuggitivi di “Letare”. Persino le orecchie meno esperte avvertiranno un bel pezzo di storia passargli avanti, trovando le origini di grandi trovate della futura tradizione metal come le cavalcate di “Boston Gold”.
E’ il rock che ha forgiato un’intera generazione di band. Si ascolti “Dark Sides”: ci suona come una perfetta reinterpretazione, tremendamente viva e tutt’altro che nostalgica, di “Doctor Doctor” degli UFO, pezzo tanto caro proprio agli stessi MAIDEN al punto da sceglierlo come overture dei loro concerti. Il loro è un originale richiamo di quelle esperienze sonore che vanno dal neoromanticismo rock dei BLUE OYSTER CULT (si ascolti la nostalgica e dannata “Hungry Love”) fino ai toni più accattivanti e gotici dei GOBLIN.
Come sacrileghi archeologi gli HORISONT vanno alla ricerca delle divinità passate per riportarle in vita e rivelare al mondo tutta la loro brillante e rinnovata potenza e per farlo rispolverano tutta le armi di quei tempi gloriosi: sintetizzatori arditi, effetti spiritati, distorsioni viniliche e via dicendo. Allo stesso tempo però vi è quasi un’indicibile alchimia che rende il tutto una fenice viva e forte appena rinata dalle sue ceneri. La loro è una retro-avanguardistica che ci richiama una vecchia definizione che distingueva la creazione, prerogativa degli dei di creare qualcosa da nulla, dalla creatività, pallido riflesso della prima, rappresentata dalla capacità degli uomini di creare qualcosa attraverso un gioco combinatorio di elementi preesistenti. Ecco, da questo punto di vista potremmo azzardare che se l’Hard Rock dei gruppi sopra citati fosse un olimpo di divinità pagane, gli HORISONT sarebbero uomini molto creativi.

 

VOTO: 8

RSVP: BLUE OYSTER CULT, UFO, THIN LIZZY

 

 

TRACKLIST:
01. The Hive
02. Electrical
03. Without Warning
04. Letare
05. Night Line
06. Point of Return
07. Boston Gold
08. Hungry Love
09. Dark Sides
10. About Time

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