Il quattordicesimo album degli ENSLAVED si chiama semplicemente “E”. Una singola lettera per esprimere più significati: oltre a essere il quinto simbolo dell’alfabeto latino, infatti, è anche e soprattutto un riferimento alla runa che, nella lingua protogermanica, indicava il termine per “cavallo”, ma anche per “fiducia” e “collaborazione”. Sin dal titolo, quindi, i cinque norvegesi chiariscono la natura di questo nuovo lavoro: il frutto di uno sforzo condiviso, che vive delle idee di tutti coloro che vi hanno partecipato.

Ed è proprio la grande varietà di questa musica “collaborativa” a colpire di più già dal primo ascolto. In soli sei brani gli ENSLAVED, che già in passato hanno dimostrato di saper unire meglio di tanti loro colleghi le atmosfere gelide del black metal scandinavo alla complessità e al gusto del miglior progressive rock, riescono a esprimere tutte le diverse sfaccettature del loro ricchissimo stile. Una sorta di punto di arrivo per i due leader, il chitarrista Ivar Bjørnson e il cantante/bassista Grutle Kjellson, definitivamente giunti alla maturità artistica. “E” è un ottimo esempio dell’incredibile versatilità della musica estrema, troppo spesso ingiustamente inserita tra i generi meno inclini alla contaminazione e alla sperimentazione. Agli ENSLAVED bastano dieci minuti per far cambiare idea a chiunque: tanto dura “Storm Son”, la traccia d’apertura del disco in cui si rincorrono arpeggi sognanti, schitarrate progressive prese in prestito dai Pink Floyd del periodo di “Animals”, passaggi metal ipertecnici e una chiusura che rappresenta una sorta di ritorno a casa, a quelle sonorità black/viking dalle quali è cominciato il viaggio della band norvegese poco più di 25 anni fa.

Il disco riesce a mantenersi ad alti livelli per tutta la sua durata; a convincere sono soprattutto i momenti più melodici e “progressivi”, nei quali gli ENSLAVED mostrano di avere ben poco da invidiare ad altri artisti più blasonati come Steven Wilson Opeth. Tra le più convincenti l’oscura “The River’s Mouth”, la vagamente  “settantiana” “Axis of the World” – in cui emerge l’ottimo lavoro alle tastiere del nuovo arrivato Håkon Vinje – e soprattutto la bellissima e intensa “Hiindsiight”, un vero e proprio gioiello black metal sospeso tra richiami doom, progressive, shoegaze e fusion, con tanto di assolo di sassofono. Da non perdere le due bonus track: la pesantissima “Djupet” e “What Else is There”, particolarissima rivisitazione del successo electro di 12 anni fa firmato dai conterranei Röyksopp.

“E” è talmente ricco e valido da sembrare essere uscito da un’altra epoca, nella quale i dischi non erano semplicemente una raccolta di canzoni da inserire in una playlist ma una vera e propria opera da ascoltare attentamente dall’inizio alla fine. Una delle migliori uscite metal del 2017.

 

VOTO: 8,5

RSVP (Raccomandati Se Vi Piacciono): SATYRICON, OPETH, ULVER, WOLVES IN THE THRONE ROOM

Label: Nuclear Blast

Anno: 2017

 TRACKLIST:

Storm Son

The River’s Mouth

Sacred Horse

Axis of the Worlds

Feathers of Eolh

Hiindsiight

Djupet (Bonus Track)

What Else is There (Bonus Track)

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