Qua è notte fonda, ho sonno, fra poche ore ho un treno che mi aspetta verso il volere/dovere, ma ho un compito: Devo esprimermi, comunicare, lasciare andare i le dita al servizio dei miei pensieri su questa tastiera e non è più tempo per procrastinare.

 

Prima di parlare di ”A Means To No End” introduciamo i Destrage: Sono ITALIANI, e ciò che sto per dire sarà azzardato per molti, ma per me sarà pura verità. Questa band è attualmente il meglio che la nostra penisola possa offrire alle menti barocche, ai casinisti, ai cacciatori di novità e, soprattoutto, al panorama mondiale della musica metal. Ebbene sì, non esito a dichiarare che i Destrage sono musicisti che saranno per molti, ma per me lo sono già, il raro classico esempio di chi non si fa avviluppare dal “sistema”, riducendosi alla solita concubina dell’industria musicale, ma che al contrario detta i tempi e le regole per miscelare la geniale matrice che un giorno li annovererà come MAESTRI. Ce li abbiamo noi ed è nostro compito supportare il gioiello che i cinque ragazzi in questione hanno partorito, senza esitare, specialmente contestualizzando la band nella realtà musicale italiana che troppo spesso verte verso la monetizzazione facile, con lo sguardo verso l’orizzonte della creatività oscurato dal vile denaro.

 

Prendo un bel respiro e…

 

A Means To No End, quarto studio album della band, prodotto presso i RecLab Studios di Milano, la casa discografica è la carissima Metal Blade Records, lungimirante a dir poco per aver preso i lombardi sotto la propria ala metallica.

 

Una produzione tanto pulita quanto grezza quando serve; nulla è un artificio, ogni suono dell’album è registrato mantenendo integra l’essenza della fonte proveniente, la resa è perfetta. Un’orgia di colori, una rissa tra neuroni, una ragionata  confusione, è impossibile focalizzare un punto chiave che possa individuare analiticamente ciò che questa opera ci offre. L’etichetta sta stretta a certe band, si tende a usare il termine “progressive” infatti per poter riordinare le idee della mente umana, per classificare ogni aspetto della nostra vita. A mio avviso è bene identificare uno stile ma non classificarlo, assoggettandolo ad aspettative; nonostante si cerchi di ragionare su cosa sia questo “A Means To No End”, il risultato non sarà soddisfacente, poichè sarà riduttivo cercare di descrivere in poche parole ogni brano tentando di affibbiar loro caratteristiche che stanno bene su uno tanto quanto sull’altro. Tutto ciò che posso fare è dare un commento secco sui pensieri e le emozioni che hanno scavato un posto tutto per loro negli ultimi giorni.

 

 

destrage-official-2016

 

Il tutto si apre con la title track “A Means To No End”: l’acciaio di due chitarre acustiche ispirate vibra, una voce incalzante segue in linee melodiche minori, entreranno in gioco poco dopo attraverso un tuono epicheggiante che aprirà la strada alle percussioni che ci daranno un benvenuto nel “mondo degli ossimori”.

 

Da tenere bene a mente: d’ora in poi l’ascolto sarà tutta una tirata estenuante. NIENTE DOMANDE, le regole le stabiliscono i Destrage.

 

Pronti? VIA!

Don’t Stare At The Edge: Sarete perseguitati a lungo dal ritornello catchy. Alternanza tra scream e growl come se piovesse, strumentale serrato. Interludio da brividi.

 

Symphony Of The Ego: Refrain principale avvincente, come del resto tutto l’album (se non la smetto di pensare che ogni commento è inutile non ne cavo i piedi da questa recensione). Con questo brano viene coniata una nuova parola, che sarà ripetuta allo sfinimento: DJYEAH!

 

Silent Consent: Brano dal sapore groove. Da metà canzone in poi assisteremo ad un mutamento costante, a tratti alienante, passando da uno shred in puro stile death ad una sfuriata con blast beat in onore al vecchio black metal.

 

The Flight: Riffing post punk misto mathcore, misto magniloquenza alla Mastodon, misto a shred sborone; troppe poche parole esistono al mondo per descrivere tutto ciò. Sarà spontaneo l’headbanging accompagnato da un sorriso malvagiamente soddisfatto.

Dreamers: Brano perfetto per un vero Mosh Pit violento: malato, schizofrenico, sento già le gomitate nei denti che sferrerò in live. AMORE PURO.

 

Ending To A means: La fine del brano precente e l’inizio di questo sono perfettamente coerenti nella loro differenza, non si noterà il cambio di traccia. Malinconia per riprendere fiato; “Svegliati, non stai più ascoltando Dreamers”.

 

Peacefully Lost: Come indica il titolo, non posso commentare, mi sono perso. traccia splendida.

 

Not Everything Is Said: Così compatta che scorre via subito, fortunatamente posso premere il tasto Replay. Ritornello superCatchy, con un outro da OMICIDIO.

 

To Be Tolerated: La fine dell’album si avvicina, le melodie chiudisipario si fanno sentire; traccia Djenty groove.

 

Blah Blah: Riff portante da applausi, totalmente atonale. E ZITTI TUTTI (sono innamorato perso).

 

A Promise, A Debt: Le chitarre acustiche accompagnano un caldo drammatico coro; é l’annuncio finale: la traccia successiva chiuderà l’album.

 

Abandon To Random: La traccia più lunga dell’album ci approccia con cautela, ci bisbiglia all’orecchio “possiamo essere tanto intimi quanto epici”.

 

Fine. Ce l’ho fatta. Ho commentato un album incommentabile, che ci lascia passivi alla genialità del quintetto milanese. Segnatevi questi nomi: Paolo Colavolpe alla voce, consapevole del proprio talento sfaccettato, Matteo Di Gioia e Ralph Salati alla chitarra, tessitori sapienti e malati di una patologia rara: Il genio. Il solido basso di Gabriel Pignata complice del mattatore Federico Paulovich, batterista dal gusto sconfinato.

 

C’è poco altro da aggiungere, quest’album va ascoltato lasciandosi trasportare dal viaggio poliedrico che delle menti superiori ci hanno offerto. Un’opera unica e visionaria all’insegna del progresso musicale, che non rimarrà nell’ombra, che ha portato alla maturazione a tutto tondo una delle band migliori del mondo.

 

Voto: 9.5

RSVP: BETWEEN THE BURIED AND ME, PROTEST THE HERO, THE DILLINGER ESCAPE PLAN, MASTODON

Label: Metal Blade Records

Anno: 2016

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TRACKLIST

A MEANS TO NO END

DON’T STARE AT THE EDGE

SYMPHONY OF THE EGO

SILENT CONSENT

THE FLIGHT

DREAMERS

ENDING TO A MEANS

PEACEFULLY LOST

NOT EVERYTHING IS SAID

TO BE TOLERATED

BLAH BLAH

A PROMISE, A DEBT

ABANDON TO RANDOM

 

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