A CURA DI DONATO TRIPOLI

 

Cari amici di Lumeen eccomi pronto a recensire il debutto discografico dei BUSHI, il side project di Alessandro Vagnoni, noto per essere leader di band del calibro di DARK LUNACY e INFERNAL POETRY e che ha deciso di farsi affiancare dal batterista Fabrizio Baioni e dal bassista Davide Scode. Ebbene si dà il caso che il succitato Vagnoni non ami dormire sugli allori ma riesce sempre ad inventarsi qualcosa di nuovo per deliziare i suoi fans, molto spesso usando dei nickname come “Urmuz” o “The Shell Collector”.

Guardando la cover dell’album la prima cosa a cui si pensa è ad un samurai. Siamo dinanzi ad un lavoro in cui il nostro Vagnoni ha deciso di suonare praticamente ogni strumento e che, nonostante la breve durata (meno di trenta minuti di pura sperimentazione musicale e di creazioni ritmiche) riesce ad entrare in circolo quasi fosse una droga che produce assuefazione immediata, un vero viaggio sui lidi della psichedelia e del prog tutto tempestato da linee vocali allucinate e riff di chitarre terribilmente coinvolgenti e che fanno, letteralmente, accapponare la pelle. Il tutto viene completato dal maniacale mixaggio di Enrico Tiberi. Sicuramente siamo dinanzi ad un album che non verrà apprezzato da coloro che amano le sonorità grezze e dirette ma che non potrà mancare nella discografia dei cultori della musica con la “M” maiuscola.

 

Voto: 7

RSVP (Raccomandati Se Vi Piacciono): Pink Floyd, Genesis, Gentle Giant

Anno: 2017

Label: Dischi Bervisti

 

Tracklist:

01 – Rolling Heads

02 – The cherry tree

03 – A Well-aimed Blow Of Naginata

04 – Runaway Horses

05 – The Book Of Five Rings

06 – Typhoons

07 – Hidden In Leaves

08 – Death Poems

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