Raccontare di un mondo antico, come di un grandezza scomparsa, è sempre un viaggio poetico e incantato, fatto di una sacralità devota e di un rispetto millenario. Come duemila anni fa raccontare i miti era in qualche modo un atto religioso, ancora oggi ci sentiamo chiamati proprio a questa sacralità. Se la vediamo da questo punto di vista gli ATLANTEAN KODEX interpretano alla perfezione il senso di rapimento e dedizione al mondo classico e a tutto ciò che ad esso è connesso. Ma non è solo questo perché la band tedesca si è distinta per quel passo avanti che fa nella ricerca di un sound e di una poetica epic più spirituale. Ascoltando i loro pezzi ci sembra quasi di avvertire la sontuosità e la severità di sacerdoti pagani, sopravvissuti per chissà quale sortilegio a duemila anni di storia, che nel raccontare di quei miti sembrano intenti nel dissotterrare quanto è rimasto celato, ma non certo morto. Ne emerge dunque un epic che splende, finalmente, di luce propria, svincolato dalla tradizione power. Un’ode cantata su un granitico e solenne sound metallico.

 

Abbiamo la sensazione che gli ATLANTEAN KODEX abbiano intrapreso un percorso musicale ambizioso, una ricerca in territori arcaici e sconosciuti allo stesso tempo, e prima di riprendere il cammino abbiano voluto condividere col pubblico quanto fatto finora. Ecco quindi “ANNIHILATION OF BAVARIA”, due cd e un dvd dal palco di Theuern nei giorni 6-7 novembre del 2015. I canti, fateceli chiamare così, più riusciti ci sono tutti, come la corale e brillante “Sol Invictus”. Un canto solstiziale, elevato da un robusto e progressivo sound che, con le dovute differenze, ricorda la tradizione iniziata con “Colossus” dei BORKNAGAR. “Twelve Stars and an Azure Gown” è una ballata che suona come un celebrazione rievocativa, una preghiera pagana di otto minuti, auspicante un rivoluzionario e glorioso ritorno. “There are shadows over Athens and Rome still lies in flames / In these days when need is great, there’s no heroes there’s no saints / But when the night is darkest, Prometheus’ torch will burn / And the goddess on a white bull – though she never left – returns” (Ci sono ombre su Atene e Roma rimane ancora in fiamme / In questi giorni, quando la necessità è grande, non ci sono eroi nè santi. Ma quando la notte è più scura, la torcia di Prometeo brucerà e la dea sul toro bianco – anche se non ci ha mai lasciato – ritornerà). Nella versione proposta da “ANNIHILATION OF BAVARIA” tutto sembra ancora vivo, splendente: una celebrazione a cui il pubblico, estasiato, partecipa dall’inizio alla fine. La tonica e severa ballata doom “Pilgrim”, scandita dal sempre presente dong, è una rinvigorente marcia in onore degli dei che si risolve in un virtuoso richiamo alla “Child in Time”.
Gli ATLANTEAN KODEX, anche se non disdegnano l’heavy più classicheggiante come in “From Shores Forsaken”, sono sicuramente una delle più grandi novità che il panorama metal ci ha proposto negli ultimi anni, una novità che chiamando a raccolta una serie di elementi in qualche modo arcaici riesce a svoltare pagina rispetto all’intera tradizione epic metal. D’altro canto, ascoltando i loro pezzi, ci piace pensare che questo loro percorso deve ancora approdare a qualcosa che sappia di tempio aperto, di fenice, di rituali pagani celebrati con raffinate orchestrazioni, di mimesi musicale tra gli elementi della terra e l’ipescrutabile divino. Chissà. Nel frattempo ci godiamo il percorso finora tracciato e immortalato in “ANNIHILATION OF BAVARIA”.

 

VOTO: 7,5

RSVP: IRONSWORD, ALTAR OF OBLIVION, DARK QUARTERER

 

Tracklist:
01. From Shores Forsaken
02. Pilgrim
03. Trumpets of Doggerland
04. Sol Invictus
05. Bilwis
06. Heresiarch
07. Twelve Stars and an Azure Gown
08. Der Untertang der Stadt Passau
09. Enthroned in Clouds and Fire
10. White Goddess Unveiled
11. The White Ship
12. Kodex Battalions
13. A Prophet in the Forest
14. The Atlantean Kodex

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