A CURA DI FRANK R.

 

Sono convinto che nel campo della musica (ma lo stesso vale per tutte le altre “arti”), arrivati all’apice di una lunga carriera, l’unico modo per sopravvivere all’inevitabile parabola discensiva sia quello di cambiare. La coerenza infondo “è un’imperdonabile mancanza di stile”, come affermava Oscar Wilde; meglio cercare nuove strade allora, magari venendo meno alla propria necessità di essere quel che si desidera, piuttosto che ripercorrere avanti e indietro la stessa via.

Gli ANNIHILATOR sono sulla scena da quasi trent’anni. La band thrash metal canadese capitanata dal chitarrista Jeff Waters, in questo 2017 ormai agli sgoccioli, sono arrivati al loro sedicesimo album in studio e sembra che non abbiano mai voluto deviare da quel percorso musicale che hanno posto ad ogni costo prima di qualunque altra cosa. Tra alti e bassi che, purtroppo, rendono il loro ultimo disco né più né meno che una conferma: quella che forse sarebbe stato meglio approfondire le nuove strade a cui, in passato, avevano mostrato una certa apertura.  Invece “For The Demented” si dimostra sicuramente un passo in avanti rispetto alla prova precedente, ma non riesce minimamente a farsi ricordare. Parliamoci chiaro: dopo “Suicide Society” si poteva solo fare meglio. A questo punto verrebbe da pensare che un disco come “Feast”, del 2013, sia stato l’ultimo colpo di coda di una band storica oltre che mitica, ma al capolinea.

 

Entrando nello specifico, gli ANNIHILATOR di “For The Demented” sono un one man show di Waters, che praticamente fa tutto: suona chitarra, basso e drum machine ma, soprattutto, canta. Aaron Homma fa da supporto. Quella che era una vera e propria band è ormai diventata un semplice duo, privo però di qualunque equilibrio. E tutto si riflette su disco niente più che sufficiente. Prima di tutto perché, per quanto non sia male, Waters non è un vero cantante e non regge un intero disco sulla propria vocalità. “Twisted Lobotomy” (il brano che lo apre) è infatti assolutamente inutile se non per il lungo assolo di chitarra che lo attraversa. Lo stesso si potrebbe dire di “One to Kill”: un brano piatto con una linea vocale dimenticabile, che sopravvive grazie alla magnifica chitarra che raggiunge il proprio apice nell’assolo centrale. Con il brano che da nome all’album le cose sembrano cambiare, ma è solo un’illusione. Certo, l’anima più melodica viene fuori e ci permette di uscire da un monocromatismo asfissiante, ma alla fin fine resta ben poco di esaltante.

 

Io poi lo ammetto: il mio brano preferito è la ballata “Pieces of You”, che esulando dai canoni thrash si conferma 100% ANNIHILATOR, ma da lì in poi si cade in un turbine di sufficienza in grado di annichilire, interrotto da un brano come “Phantom Asylum” che riesce a divertire ed esaltare, mentre nel finale scandito da “Not All There” si trova il respiro che era mancato durante un lavoro che sicuramente non è da dimenticare, ma d’altro canto faticherà a farsi ricordare, come l’ultima parte della carriera di una della band di riferimento del thash metal che forse, però, ha già detto tutto quel che aveva di importante da dire e ora continua per amore della musica, ma senza pretendere altro.

VOTO: 6

RSVP (Raccomandati Se Vi Piacciono): OVERKILL, MEGADETH, FORBIDDEN

Label: Neverland Music Inc.

Anno: 2017

Tracklist:

 Twisted Lobotomy

One To Kill

 For The Demented

 Pieces Of You

 The Demon You Know

 Phantom Asylum

 Altering The Alter

 The Way

 Dark

 Not All There

No votes yet.
Please wait...
  • giampaolo

    D’accordo con la rece e aggiungerei che Waters fallisce anche nel voler scimmiottare un tantino Mustaine nel timbro.
    L’ego smisurato o la confusione di Mr Waters non lo salvano dal deludente risultato fallendo dove invece ultimamente hanno trionfato diversi illustri colleghi del suo periodo (Megadeth, Testament, Kreator,Over killer, Anthrax etc.)

    No votes yet.
    Please wait...