Oggi parliamo di una rivolta.
Una che oggi rientra tra i capitoli più eroici e disperati allo stesso tempo della seconda guerra mondiale. Parleremo della rivolta di Varsavia e lo faremo attraverso uno dei pezzi più riusciti dei SABATON: “Uprsing”. Dall’album “Coat of arms” del 2010.

Nello sterminato panorama della musica heavy metal i SABATON si distinguono per la loro poetica del raccontare l’eroismo all’interno del contesto umano più efferato: la guerra. Storie di fratellanza, di punti di non ritorno, di resistenze e imprese disperate quanto tragiche. Proprio per questa loro poetica, e nonostante i dibattiti ancora aperti, la band svedese non poteva non raccontare della rivolta di Varsavia. Lo ha fatto proprio col suo sesto album, interamente dedicato alla seconda guerra mondiale.

Il testo e il relativo videoclip contengono più riferimenti ai fatti reali di quanto si possa pensare e proprio qui proveremo ad illustrarvi, brevemente, il quadro che i SABATON hanno dipinto.

Do you remember when,
when the Nazis forced their rule on Poland
1939 and the allies turned away
From the underground rose a
hope of freedom as a whisper
City in despair,
but they never lost their faith

I fatti sono noti a tutti: il primo agosto del 1944 l’esercito nazionale polacco iniziò le ostilità contro l’esercito tedesco che occupava l’intero Paese da ormai cinque anni. La situazione a Varsavia era particolarmente disperata a fronte della costruzione del ghetto e delle pessime condizioni in cui vivevano i polacchi che vi erano stati confinati (non solo ebrei ma anche semplici cittadini).
Ma cosa fece davvero scaturire la reazione dopo ben cinque anni? I SABATON lo dicono quasi subito:

Whispers of freedom
1944 help that never came
Calling Warsaw city at war
Voices from underground

La reazione polacca era scaturita dal fatto che l’armata rossa era giunta ormai alle porte di Varsavia. Di fatti gli accampamenti potevano essere visti ad occhio nudo sulla riva opposta della Vistola (il fiume che taglia la città). Intraprendendo le ostilità si pensò che i russi sarebbero intervenuti a loro sostegno cacciando i tedeschi. Questo però non avvenne mai, o almeno non prima che la resistenza polacca fosse eliminata e la città venisse letteralmente rasa al suolo.
Il motivo di questo mancato intervento è oggetto ancora di dibattito storico, tuttavia ci sono ipotesi molto accreditate che riconducono il tutto ad una strategia per la spartizione della Polonia post bellica.

Voci dal sottosuolo.
Sangue versato sulle strade.
Le immagini narrate nel testo, e mostrate nel video, fanno riferimento non certo a campi di battaglia aperti ma più ad una guerriglia di strada. E fu proprio così. Si trattava infatti di un esercito di quaranticinque mila uomini mal addestrati e mal armati. Di conseguenza, non potendo affrontare direttamente la potenza tedesca, l’esercito ripiegò subito per tattiche di guerriglie urbane.

Women, men and children fight
they were dying side by side
And the blood they shed upon the streets
was a sacrifice willingly paid

La piega che prese la resistenza polacca fece si che tutto questo si tramutasse nella parte più tragica ed eroica allo stesso momento della storia della Polonia nella seconda guerra mondiale. In quanto guerriglia urbana la resistenza polacca fu quindi rappresentata non solo da soldati ma anche da semplici cittadini. Un movimento trasversale e quindi popolare. E come ogni movimento popolare non poteva non avere un simbolo: si trattava di una Pi che terminava con un’ancora (ben immortalato nel videoclip), spesso disegnata sui muri e spesso accompagnata da una scritta semplice quanto forte: Warszawa, walcz! (Varsavia combatti!). Frase che nel pezzo è diventata il punto focale del ritornello.

Come in ogni grande guerriglia urbana le fogne ebbero un ruolo fondamentale. Era il “sottomondo” in cui combattenti e non si rintanavano per fuggire alla rappresaglia nazista, sempre più severa e sanguinosa (come del resto ben raccontato nel capolavoro neorealista polacco “I dannati di Varsavia” di Andrzej Wajda).

All the streetlights in the city
broken many years ago
Break the curfew, hide in sewers
Warsaw it’s time to rise now

Le fogne furono, probabilmente, la sola cosa che sopravvisse della città di Varsavia. Si, perché, come si può ben intuire nel video, per quanto fu eroica l’insurrezione finì nel peggiore dei modi.

I SABATON sono musicalmente semplici. Lontani da grandi sperimentazioni, poichè incentrati su una rinnovata e moderna narrazione di gesta, in “Coat of Arms” la loro impronta musicale e la loro poetica raggiungono sicuramente una delle vette più espressive. E “Uprising” è forse uno dei pezzi più riusciti. Se lo rapportiamo ai fatti che racconta, restituisce benissimo la sofferenza e, allo stesso tempo, la coralità che rappresentarono l’insurrezione di Varsavia. Il silenzio iniziale, la voce del vento, parlano già di una miseria umana. L’urlo con cui esplode il pezzo, “Warsaw Rise!” (Varsavia, alzati!) è di una perentorietà tale da catapultarci immediatamente in quell’atmosfera di rabbia e orgoglio in cui l’insurrezione mosse i primi passi. I ritmi lenti e severi ricostruiscono la condizione tra la vita e la morte vissuta da chi combatteva contro qualcosa di molto più potente. O semplicemente da chi si trovava in quell’inferno.

Ad accompagnare il pezzo un video interamente girato in Polonia e ispirato ad una corposa tradizione cinematografica legata all’evento (in ultimo Uprising del 2001). Una produzione importante che comprende anche attori famosi tra cui Peter Stormare. Il video uscì il primo agosto del 2010, data non casuale poichè la rivolta scoppiò proprio il primo agosto del 1944.

 

 

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