Ci sono certe cose nella vita che sono date per scontate: i calzini coi sandali fanno schifo, il caffè dello Starbucks è indecente, il metal migliore viene dalla Scandinavia.

 


Nulla da togliere a nessun’altra zona del pianeta, ci mancherebbe, ma negli ultimi trent’anni la landa dei Vichinghi ha seminato e impollinato, dando vita alla più forte ondata di musica estrema ed innovativa, la cui essenza svettava per l’aroma esoterico che aveva assunto; una malgama di metallari i quali, chi plagiati dal depressivo clima estremo, chi logoro dalla noia, chi megalomane, chi satanista, chi nostalgico della vichinga madre, chi baciato dal genio, avevano reso il loro caro Nord la terra dell’avanguardia, ma anche dell’ostracismo, avendo l’opinione pubblica col dito puntato sulla loro musica: La musica del Diavolo…
Che lo si volesse o no, ormai il dado era tratto: i figli del demonio furono sguinzagliati, la musica nelle nostre orecchie di nicchia, la gloria del metal scandinavo si diffuse in tutto il mondo e si reiterò nel tempo, rimanendo tutt’ora il vivaio più affascinante ed oscuro della musica.

 

 

-Digressione necessaria-

 

 

Distribuito dalla nostalgica “Candlelight Records”, Arktis è l’album sotto processo, figlio del figlio del black metal scandinavo, tale Vegard Sverre Tveitan, noto con lo pseudonimo di Ihsahn (un uomo che ha visto il mostro scandinavo nascere e moltiplicarsi in sfaccettati saporiti artifici, e lui apparteneva a uno di quelli: Gli Emperor, i Norvegesi padri del Symphonic Black Metal), artista dall’apparentemente infinita riserva di idee che, svincolatosi dagli Emperor, si è reinventato One Man Band, esplorando i confini della musica e diventando pionere della stessa.

 

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Arktis è, infatti, un album nato nato dal senso del compiacimento di Ihsahn, che punta in tutte le direzioni e nessuna, senza tendere la mano a nessun genere musicale in particolare, ma paradossalmente (per molti) risultando coerente.

 

Tracce come la Progressiva opener track “Disassembled”o la epica “Mass Darkness” vivono di una propria struttura che, nonostante appartengano alla solita mente Avant-garde estremista, differiscono palesemente. Ancora una volta tra  “My Heart Is Of The North” e la successiva ” South Winds” i poli compositivi si respingono, eppure non si rimane estraneati da cio che ci viene proposto: un ascolto molto bilanciato e lineare (per quanto bilanciata e lineare la mia mente si possa rivelare). In tutto l’album si avvertono, divergenti e coese, molte sfumature stilistiche: dal freddo glaciale di “Into The Vaults” all’assurda “Until I Too Dissolve”, traccia che inizialmente sembra provenire dal cuore della West Coast del Glam Rock dei capelloni cotonati, della droga e del sudore. Non ci sono sconti nemmeno per sassofoni o sermoni non intonati accompagnati da inquietanti note dissonanti di piano.

 

Dunque Arktis non può che essere un lavoro schiavo della mente libera del grande Ihsahn, riuscendo a virare in maniera diretta e semplice su soluzioni stilistiche alquanto improbabili ma ben centellinate. La vena black che accompagna tutto l’album si intreccia con melodie diametralmente opposte, donando all’album un senso di “malvagità mista ad arcobaleni”. Ci troviamo di fronte ad un album per nulla indigesto nonostante la mole di contenuto, che vive di una facile scorrevolezza nei suoi brillanti 57 minuti di durata distribuiti su 11 tracce.

 

Per quanto riguarda la parte essenziale della struttura dell’album, la scorrevolezza delle tracce è data da una gran maestria nel saper dosare e stupire l’ascoltatore con arrangiamenti ben strutturati, talvolta semplici ma complessi e viceversa, da una componente progressiva che non snatura l’essenza poligenetica del disco, con una produzione impeccabile (a cura del grandissimo Jens Bogren).

Ci sarà spazio anche per degli ospiti d’onore, tra cui Matt Heafy (Trivium) ed Einar Solberg (Leprous); Gli interventi vocali di quest’ultimo sono a dir poco splendidi, arricchendo l’interludio di “Disassembled” e protagonista assoluto in “Celestial Violence”, a mio avviso il momento più alto di tutta l’opera.

 

Che altro dire? Arktis diventa un altra gemma della collezione del vichingo Ihsahn, uno dei grandi illuminati scandinavi, ed è peccato non ascoltarlo.

Ah, quasi dimenticavo. In tutto l’album Ihsahn canterà con la tipica e caratteristica voce diabolica… Buon ascolto!

 

 

VOTO: 8

RSVP (Raccomandati Se Vi Piacciono): ARCTURUS, EMPEROR, LEPROUS, ENSLAVED

 

Label: Candlelight Records

Anno: 2016

“Arktis”

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TRACKLIST

Disassembled

Mass Darkness

My Heart Is Of The North

South Winds

In The Vaults

Until I Too Dissolve

Pressure

Frail

Crooked Red Line

Celestial Violence

Til Tor Ulven (Søppelsolen)

 

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