A CURA DI FRANK R.

 

Se esiste una band che ha nettamente rivoluzionato non solo il concetto, ma soprattutto la concezione di metal, quella è i DREAM THEATER. Questo posso dirlo senza timore di essere smentito: la band di Boston non solo si è sempre dimostrata capace di incentivare l’evoluzione del genere puntando sulla sperimentazione stilistica e sui virtuosismi tecnici, ma ha anche contribuito a definire i canoni del progressive metal e di permettere al più vasto pubblico possibile di apprezzare un sottogenere sempre troppo poco considerato.

Guardo scorrere la discografia dei DREAM THEATER sotto i miei occhi. Cerco di definire, titolo dopo titolo, quale sia stato il vero punto di svolta del gruppo americano. Certo, ovvio, ce ne sono vari, si parla di una carriera ricca e più che ventennale. Ma sono convinto di poter trovare IL disco, quello che in un certo qual modo ha avuto la funzione di spartiacque. Controllo le annate, le varie formazioni. Ma non c’è da starci a ragionare troppo, l’album che cerco è lì, il terzo in successione: 1994, “Awake”.

“Awake” viene dopo il grande successo di un disco come “Images and Words”, comunemente considerato il capolavoro dei DREAM THEATER. Eppure con “Awake” c’è una delle prime svolte: è l’ultimo a cui partecipa il tastierista Kevin Moore, è il primo a richiamare un’impronta metal più potente e cupa, è l’accentuarsi della componente prog che diviene privilegiata attraverso lunghi passaggi strumentali e ad un gusto più sofisticato e ricercato. “Awake” è la potenza che si fa dolcezza, il vigore che si scioglie nel virtuosismo (ancora non fine a se stesso), il lato melodico che si inacidisce e diventa violento. Al di là di tutto questo però, considero “Awake” un disco profondamente “nerd”, permettendomi di associare questo termine nel suo senso non dispregiativo ad un gusto – non solo musicale – per il citazionismo e l’auto-citazionismo. La band, ad esempio, ricorre al campionamento di spezzoni televisivi e cinematografici (usanza che non si limiterà a questo disco), al crossover tra i generi e a mantenere una continuità tra i brani che, in questo modo, si fondono e confondono arrivando a trascendere i limiti del concept album.

“Awake”, nonostante all’epoca della sua uscita fu ampiamente sottovalutato, è un disco completo che si rivela capace di un’unità invidiabile. Un disco comunque dall’anima molteplice, basta ascoltare e confrontare i due singoli estratti: “Lie” (che ricorda sonorità classiche con particolare riferimento all’hard rock dei BLACK SABBATH) e “The Silent Man” (dall’anima pop, addirittura cantautoriale, con accenni folk), tanto diversi quanto compatibili tra loro, ognuno in grado di sviluppare input comunque presenti, in modalità e quantità diverse, in ogni altro brano.

Non mancano però intuizioni che daranno luogo a ben altre evoluzioni sonore, ad esempio in un brano come “Scarred” che, col senno di poi, fa pensare ai DREAM THEATER che verranno. O sperimentazioni estreme e bellissime che si riassumono in una piccola opera d’arte intitolata “Space-Dye Vest”. Non lo nego: questo è il mio brano preferito in assoluto dei DT, violentemente romantico, decadente e malinconico.

Al di là dei generi, io credo che i DREAM THEATER siano una delle più grandi band a cavallo tra i due secoli. E vedo “Awake” come uno dei suoi capolavori, tanto ancorato alla classicità metal (e progressive metal) quanto proiettato verso un futuro che forse ormai è già passato. La chitarra di Petrucci, la voce di LaBrie.  Senza dimenticare il basso di John Myung e la batteria di Mike Portnoy. Stiamo parlando della storia del metal. Una storia bellissima.

 

 

VOTO: 8 ,5
RSVP (Raccomandati Se Vi Piacciono): SYMPHONY X, FATES WARNING, QUEENSRYCHE
Label: East West
Anno: 1994

Tracklist:

6:00

Caught in a Web

Innocence Faded

Erotomania

Voices

The Silent Man

The Mirror

Lie

Lifting Shadows Off a Dream

Scarred

Space-Dye Vest

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