Si stima che nel 1972, per la realizzazione di questo disco, i BLACK SABBATH abbiano speso una somma pari a circa 70000$ (attuali) di Dollari solo in cocaina. COCAINA. Questo “Vol.4“, “casualmente” quarto disco della band, doveva in realtà intitolarsi “Snowblind”, ma il titolo fu stroncato sul nascere dal management in quanto troppo correlato alla polvere chiacchierina, come la chiamava lo stesso frontman OZZY OSBOURNE.

Con tutta probabilità, tocchiamo qui uno dei picchi più elevati – se non il più elevato in assoluto – dei Sabbath, e proprio grazie alla polvere magica, mi viene da dire.

Siamo al quarto album in studio per il gruppo, che si è trovato catapultato nel successo quasi per caso pochi anni prima, il clima è caldo e la voglia di comporre pezzi incredibili c’è ed è palpabile. I Sabbath non solo si fanno pionieri assoluti di un genere così vasto come il metal, ma possono addirittura permettersi il lusso di sperimentare, e su questo “Vol.4” ne abbiamo la riprova. Il fatto che poi successivamente si sia tutto un pò perduto per la band è un’altra storia, ma perlomeno qui abbiamo un’evidente testimonianza che il quartetto di Birmingham ci sapeva fare parecchio.

Il disco si apre con la roboante “Wheels Of Confusion”, brano della durata di oltre 7 minuti che mette in mostra tutte le qualità del songwriting della band, che riesce a passare da un intro quasi progressive anni ’60 ad un ending psichedelico e rock. “Tomorrow’s Dream” è un classicone, caratterizzato dal riffone iniziale e dal ritmo incalzante, ricco di effetti ed echo ma soprattutto valorizzato dalla performance di Ozzy e Tony Iommi alla chitarra. Con “Changes” invece cominciamo a sentire i cambiamenti (appunto): l’intro iniziale, che ricorda molto un Elton John nei suoi migliori anni, ci introduce verso un’atmosfera malinconica e calda. La voce di Oz è abbastanza effettata ma riempie perfettamente il tutto. Sorpassata velocemente la strumentale “FX”, un breve trip di suoni secchi e sintetici, col riff di “Supernaut” tutto ritorna alle origini.

Ma è con “Snowblind” che arriviamo al pezzo più bello. La squadra è sempre la stessa: riffone, voce acidula di Ozzy e background particolarmente psych-stoner. Ed è dopo l’assolo di Iommi che la piega viene stravolta grazie alla maestria di Bill Ward alla batteria e Geezer Butler al basso: la sezione ritmica incalza incessante, gli assoli si fanno sempre più potenti, il climax si raggiunge appieno. Spazio alla splendida “Cornucopia”, puro gioiellino hard n’roll, che arrivamo alla melanconica “Laguna Sunrise”, splendida strumentale barocca composta da Iommi che rilancia ulteriormente la figura del poliedrico chitarrista, gran compositore e musicista. E’ quasi tempo di chiudere l’opera con il rock and roll di “St. Vitus’ Dance“, che ricorda molto un qualsiasi brano di southern rock degli anni ’70 ma con quel tocco Sabbathiano inevitabile e necessario. “Under The Sun/Every Day Comes And Goes” ha il compito di chiudere “Vol.4”, e se l’intro è il più cupo dell’album, la fine si apre a spazi più metal e spediti.

Sì, i ragazzoni ci sapevano fare. E ci sanno fare tuttora, anche se “The End”, il tour finale della band, è concluso da qualche mese (ed io ho avuto la fortuna di assistervi, e chi è stato può capirmi).

I Black Sabbath sono morti, viva i Black Sabbath!

Ma dopo di loro, cosa ci sarà?

VOTO: 9

RSVP (Raccomandati Se Vi Piacciono): DIO, DEEP PURPLE, OZZY OSBOURNE, RAINBOW

Label: Sanctuary / BMG Records

Anno: 1972

Tracklist:

Wheels of Confusion
Tomorrow’s Dream
Changes
FX
Supernaut
Snowblind
Cornucopia
Laguna Sunrise
St. Vitus’ Dance
Under the Sun/Every Day Comes & Goes

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