CHOOSING DEATH: L’improbabile storia del death metal e del grindcore

 “Mi venne quest’idea durante una lezione di inglese al liceo. Mi resi conto che i termini ‘speed metal’ e ‘black metal’ erano stato già usati, allora pensai: che cazzo, allora dico ‘Death Metal’!”.

 

L’amore, si sa, è un apostrofo rosa tra le parole “t’amo”, mentre “Death Metal” è più un apostrofo nero tra le parole “Heavy” e “Grind”.

 

Nasce proprio così il death metal, quello che noi conosciamo tutt’oggi: un sapiente infuso di quello che fu l’inizio di tutto, l’heavy metal, e la sua parte più estrema, dal thrash arrivando fino al grind.

 

“Choosing Death: l’improbabile storia del death metal e del grindcore”, vogliamo anticiparlo fin da subito, è uno di quei libri che difficilmente non finirete o lascerete a metà. Albert Mudrian, penna ben nota nell’ambiente, ha sfornato una di quelle perle – oseremmo dire – brillanti. Un intenso viaggio, che prende circa due decadi (dagli anni ’80 in poi), per raccontare quello che fu la nascita, il declino e poi l’evoluzione di uno dei sottogeneri del metal più raccontati di sempre.

 

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A prendere le redini del racconto, oltre all’autore-narratore, ci sono gli aneddoti, le vicissitudini e le storie vere e proprie di band che hanno fatto esplodere la bomba: dagli OBITUARY ai NAPALM DEATH, passando per CARCASS, ENTOMBED, TERRORIZER, MORBID ANGEL.

 

L’autore cerca fin da subito di focalizzarsi su uno dei punti più importanti: il tape trading, ossia il passaparola tra le varie realtà. Tutti sappiamo che all’epoca (si parla del 1981, per citarne uno) non c’era YouTube, Spotify, eccetera, e quindi l’unico modo per conoscere e farsi conoscere era proprio questo: lo scambio di musicassette (qualcuno di voi sa ancora cosa siano? 😀 ) e di vinili.

 

Scopriamo così un mondo affascinante, il mondo dell’underground prima e del mainstream dopo: ci sono gli scazzi tra i vari componenti dei gruppi (cosa assai comune probabilmente da quando esistono le band sulla Terra..), i continui cambi di line-up e i vari spostamenti di città in città.Così si è diffuso a macchia d’olio il death metal, un po’ come è successo per tutta quella “fauna” di quegli anni, il thrash, l’hardcore ed il punk.

 

Si passa la palla poi a etichette come la Earache Records, la Roadrunner Records e la Nuclear Blast Records, che dall’oggi al domani si sono ritrovate a fare i conti con centinaia di migliaia di cassette o vinili venduti.

 

Un boom inaspettato? Sicuramente.

 

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Da qui il dover affrontare tutte le conseguenze: le lotte interne tra i vari componenti (Napalm Death per citarne uno) e l’ascesa e declino di determinate label, il tutto accompagnato dai riff veloci e “cattivi” come sottofondo. Tanti i personaggi che andiamo ad osservare con la lente d’ingrandimento, dal folle Glen Benton dei DEICIDE a Shane Embury dei NAPALM DEATH fino ad arrivare al grande Dan Lilker (vi ricorda nulla?)e tutto questo rende ancora più croccante la narrazione.

 

C’è da dire che Mudrian centra solo in parte l’obiettivo, trasponendo sì in maniera ottimale le varie vicissitudini, ma tralasciando alcuni gruppi importanti come i DEATH – per nominarne uno – e non distaccandosi appieno dalle band sopracitate per tutta la durata del libro, un po’ come se fossero state loro e solo loro le protagoniste assolute.

 

Qualche piccolo errore e qualche dimenticanza qua e là non fanno però di “Choosing Death” un libro da non leggere. Scorrevole, spassoso, ricco di fotografie e flyer dell’epoca, questa piccola gemma vi terrà incollati alle pagine fino alla fine, e vi spingerà a leggere il libro ascoltando i dischi dell’epoca.

(negli ultimi mesi è uscita una riedizione aggiornata del libro, con contenuti ed interviste in aggiunta. Di seguito la cover del primo e dell’ultimo volume.)

 

VOTO: 8

Casa Editrice: Tsunami Edizioni

Pagine: 282
Anno: 2009

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  • NoriTaka

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