KLIMT 1918 – L’intervista di Lumeen.it!

Dopo l’uscita del meraviglioso “Sentimentale Jugend”, uno dei dischi più significativi del 2016, abbiamo fatto quattro chiacchiere con il buon Marco Soellner dei KLIMT 1918!

 

Abbiamo così scoperto che, in realtà, per la band non si tratta di un vero e proprio “ritorno sulle scene”…

 

 

1) Klimt 1918, finalmente siete tornati: come mai tutti questi anni di silenzio (apparente, forse)?

 

E’ stato difficile conciliare gli impegni musicali con le nostre vite private. Non siamo più dei ventenni; i problemi da affrontare sono stati molti: la disoccupazione, il precariato, la dipendenza economica dalle nostre famiglie. Mi riferisco a quelle incombenze che prima o poi bisogna affrontare. Problemi banali che hanno il potere di allontanarti dalle cose che ami.

 

Ma non abbiamo mai smesso di lavorare alle nostre canzoni, nei ritagli di tempo, registrando nei fine settimana, a Pasqua, durante tutte le feste comandate. E’ stato un percorso fondamentale dominato dalla disciplina e dalla determinazione.

 

2) Com’è stata la reazione dei fan alla notizia del vostro ritorno sulle scene?

 

Abbiamo sempre continuato ad avere un legame continuativo con i nostri fan. I social network sono stati molto utili in questo senso. Negli ultimi otto anni abbiamo documentato il nostro percorso compositivo postando foto, aggiornando costantemente i nostri followers dei piccoli progressi raggiunti, mese dopo mese, anno dopo anno. Quindi non c’è stata una vera e propria reazione al nostro ritorno; i fan sono sempre stati resi partecipi della nostra vita.

 

3) Parliamo di “Sentimentale Jugend”, un disco incredibilmente intenso e bello. Potreste raccontarci un po’ com’è nata l’idea?

 

Non c’è un concept dietro i nostri album. Quindi forse non è esatto parlare di un’idea scatenante. Si tratta esclusivamente di canzoni, appunti narrativi e musicali sulle nostre esperienze vitali. Un taccuino emozionale su cui abbiamo segnato quello che ci ha colpito in questi ultimi anni. Non si tratta però di un’opera autobiografica. Credo che Sentimentale Jugend abbia una marcia in più rispetto ai nostri album passati proprio perché cerca di essere affabulatorio senza risultare autoreferenziale.

 

4) Roma e Berlino: due grandi città che ritornano spesso all’interno delle vostre liriche. Come mai?

 

Roma rientra inevitabilmente nei nostri pensieri e nelle nostre canzoni perché è la città in cui viviamo, il luogo della nostra esperienza. Non mi ha mai interessato ritrarla agiograficamente. Per me rimane il palcoscenico dei miei ricordi. Un luogo sostanzialmente molto difficile, molto degradato, lontano mille miglia dalle visioni edificanti delle commedie italiane e dai campanilismi impenitenti. Spesso quello che mi interessa di Roma è riassumibile nel verso di Pasolini che abbiamo utilizzato per nominare una delle canzoni dell’album: “Stupenda e Misera Città”. Come a sottolineare la natura duplice di questa città, sempre sospesa tra bellezza e turpitudine estrema.

 

Un luogo di contrasti, e per questo, un luogo dell’anima.

 

Di Berlino so dire poco. Non ho mai scritto una canzone che si riferisse a questa città. L’ho sempre vissuta da semplice turista, quindi sento di non avere particolari connessioni con essa. Ricevo molte domande di questo tipo. Forse perché nelle infosheets mi riferisco a “Wir Kinder vom Bahnhof Zoo“ di Vera Felschrinow. Per me quel libro, come cerco di spiegare nel testo che accompagna il disco, è stato soprattutto una fascinazione narrativa. Uno starter emotivo. Mi piace il modo con cui Fleschrinow, come anche Von Donnersmark nè „La vita degli altri“, raccontano una storia partendo da un’ambientazione. Si può parlare di qualcosa per sottrazione, concentrandosi sull’aura atmosferica del contesto, ad esempio.

 

Questo è quello che ho fatto per Sentimentale Jugend: ricercare le stesse connessioni nel nostro vissuto, nella nostra Italia, sulle sponde afose del Tevere. L’unica città straniera che cito in Sentimentale Jugend è Madrid (Ciudad Lineal). Ma solo e soltanto perchè si tratta di un luogo a cui sono molto legato ed in cui ho vissuto per alcuni, importanti anni della mia vita.

 

5) La scelta della cover di “Take My Breath Away”: un tributo?

 

No, non direi. A meno che il tributo non sia alla nostra infanzia. “Take My Breath Away” si porta dietro grandi connessioni sentimentali. E’ una sorta di Madeleine proustiana. L’ascoltiamo e ci vengono in mente gli anni ottanta più romantici e pop. Quando hai 10 anni nel 1986 di certo non ascolti Echo and The Bunnymen e And Also the Trees. Ti ricordi le canzoni più sputtanate e commerciali degli artisti da alta classifica: Berlin, Duran Duran, Nick Kershaw, Howard Jones, Tears for Fears. Chi dice il contrario racconta bugie.

 

 

6) Ho ascoltato più e più volte il vostro ultimo album, sono un vostro grande fan da sempre e credo proprio che con questo “Sentimentale Jugend” siate arrivati ad un livello di maturità mai raggiunto prima. Un sound personale, tutto vostro. Che ne pensate?

 

Si, credo anche io che Sentimentale Jugend rappresenti un traguardo importante nella carriera musicale dei Klimt 1918. Finalmente possiamo dire di avere un sound completamente nostro. E’ stato un percorso ad ostacoli durato anni. Una sorta di autodisciplina che ci siamo imposti subito dopo l’uscita di Undressed Momento. Questo riguarda soprattutto il nostro approccio tecnico. Come tutte le band di retaggio metal registravamo i dischi scegliendo suoni sintetici, spesso usando i plug in dei programmi di hard disk recording. Non c’era ricerca, né tanto meno disponibilità a sperimentare. Oggi per noi lavorare sul sound di una canzone è un lavoro creativo fondamentale.

 

Scegliamo gli amplificatori giusti, gli effetti più adeguati. Ciò ha fatto la differenza. Perché un musicista attento e curioso è quello che non registra un album inserendo il jack della propria chitarra nella scheda audio di un pc. Ci vogliono prove in sala, aria che esce dagli amplificatori e microfoni in grado di riprendere questa alchimia.

 

 

7) I gruppi che vi hanno influenzato maggiormente, e perché?

 

Domanda difficile. Posso rispondere personalmente perché credo che ognuno di noi abbia avuto riferimenti diversi durante le registrazione di Sentimentale Jugend. Te ne cito tre: Chameleons, Talk Talk e A Place to bury strangers. I primi hanno sempre rappresentato un’influenza primaria per i Klimt 1918.

Il suono riverberato, sognante, ma sempre incisivo della band di Marc Burgess, rappresenta una sorta di sentiero da seguire. Un immaginario sonoro da cui trarre sempre ispirazione. Se fossero un libro, sarebbe quel genere di volume che si tiene sul comodino, da cui si rileggono passi tutte le sere prima di andare a dormire.

 

I Talk Talk sono la mia band preferita in assoluto. Rappresentano ai miei occhi le virtù necessarie che ogni band dovrebbe avere: coraggio, disponibilità a mettersi sempre in discussione senza mai perdere la propria vena melodica ed autoriale. Dischi come “The Party is Over” e “Laughing Stock” hanno sound completamente diversi ma mantengono inalterato un garbo stilistico, una sorta di direttiva armonica.

 

Gli A Place To Bury Strangers sono una scoperta degli ultimi anni. Mi hanno insegnato che il rumore ha un ruolo fondamentale nella musica. Come in un gioco di opposti e contrappassi. C’è bisogno di rumore per sottolineare la melodia, renderla ancora più centrale e determinante.

 

8) Ho letto pareri discordanti – parlando di fanbase – in merito ai vostri due primi singoli, “Comandante” e “Nostalghia”: chi vi ha  accusato di esser diventati troppo “dream pop”, chi di esser un po’ venuti meno di personalità. Siete d’accordo? Quale è stata in linea di massima la reazione a questi due primi brani, secondo voi?

 

Hahaha, mi fa ridere soprattutto il “troppo”. Come se certe band fossero ricette pasticcere con ingredienti specifici da rispettare. Come se fossimo predestinati/condannati a suonare un certo tipo di musica per tutto il resto della nostra esistenza. Quando sento questi discorsi mi viene in mente solo una parola: metal.

 

Solo i fan del metal tirano fuori argomentazioni di questo tipo. Troppo Dream pop rispetto a cosa? Ad Undressed Momento? Ma se quello è un album totalmente pop e new wave! La gente dovrebbe ascoltare di più i Simple Minds, gli Smiths, i Tears for Fears prima di azzardare giudizi sulla nostra presunta evoluzione musicale.

 

La reazione ai due brani è stata molto positiva. Ma a questo punto mi viene da pensare che i Klimt 1918 ormai vengano inseriti in ambienti musicali completamente differenti rispetto al passato. La nostra audience è cambiata. Oppure, come intimamente credo, è cresciuta con noi attraverso gli anni.

 

9) Due date a dicembre 2016, per cominciare. Cosa c’è, nell’immediato futuro dei Klimt 1918?

 

Stiamo delineando i nostri impegni live italiani e stranieri. E’ un po’ complesso riallacciare tutti i contatti dopo così tanti anni di silenzio, ma sono sicuro che alla fine riusciremo a trarre qualcosa di soddisfacente.

 

10) Onestamente: la scena musicale italiana, gode di buona salute?

 

La scena italiana gode di ottima salute. Forse stiamo vivendo uno dei momenti più floridi della sua storia. Questa rinascita è il frutto di una connessione politica e culturale precisa. Più povertà, più disoccupazione, più instabilità sociale significano maggiore rabbia, quindi maggiore urgenza creativa. La musica come altre forme artistiche si ciba di contraddizioni.

 

E questa Italia è uno dei luoghi più difficili in cui vivere ed operare.. Basti pensare a TheGiornalisti, Motta, Zen Circus, Brunori Sas, Verdena, Calibro 35. Tutte band molto valide che hanno letteralmente soppiantato la merda da reality prodotta in questi ultimi anni.

 

11) Un saluto a chi vi sta leggendo!

 

Un saluto alle persone che ci hanno sempre sostenuto, anche quando non pubblicavamo dischi e non facevamo concerti.

 

 

 

 

 

 

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