HOLY MARTYR – Tra fantasy e realtà

(A cura di GIANPAOLO ROSELLI)

 

Dopo l’uscita di “Darkness Shall Prevail”, abbiamo fatto quattro chiacchiere coi nostranissimi HOLY MARTYR! La parola a Gianpaolo e ad Ivano Spiga!

 

1) Sei anni di attesa ne valgono la pena per un album come “Darkness Shall Prevail”. Ma dopo “Invicible” come hanno vissuto gli Holy Martyr? 

 

Ci sono stati cambi di line up e attualmente siamo dislocati fra Milano e centro Italia. Questo ha comportato impedimenti e stop continui. Abbiamo vissuto in uno stato di attesa e stand by, quando non hai molto da dire è la cosa migliore.

 

2) Negli album precedenti il tema di fondo è sempre stato relativo a storie di carattere storico (greci, romani, samurai). In “Darkness Shall Prevail” prevale invece un mito fantasy, mutuato dal mondo tolkeniano. Cosa ha fatto scaturire tale scelta? 

 

Ho sempre amato Tolkien, dopo tanti anni mi sono levato questa soddisfazione. Durante i nostri primi lavori sarebbe apparsa una scelta poco originale, avevamo comunque altre tematiche da trattare, che ci hanno contraddistinto rispetto ad altri gruppi.

 

3) Siete molto attivi negli ambienti tolkeniani e nella relativa associazione italiana. “Darkness Shall Prevail” è nato quindi con questo tipo di attività o ha origini più remote?

 

Onestamente siamo stati scoperti da AIST (associazione italiana studi Tolkieniani) solo a disco ultimato.È nata una bella collaborazione ed è un grande onore ricevere attenzione da chi studia Tolkien da anni.

 

4) Un’altra novità fondamentale del nuovo album è il carattere accentuato doom e i toni più cupi, a differenza dei ritmi tenaci ed empirici degli album precedenti. E’ stata una scelta iniziale (e nel caso a cosa è dovuta) oppure un’idea che si è sviluppata nella lavorazione dell’album?  

 

È nato tutto in maniera naturale.Dopo Dol Guldur che aveva tematiche e strutture più cupe rispetto ai nostri canoni, il resto delle composizioni ha seguito questa tendenza. Non scriviamo mai a caso, la musica deve andare di pare passo col senso della lirica, cerchiamo di rendere la giusta atmosfera come in una colonna sonora.Se leggi Tolkien non è da materiale spinto ed immediato, i libri sono lenti e pomposi.

 

5) I pezzi sono molto articolati e complessi, svincolati dalle strutture solite. C’è una traccia in particolare che è stata molto difficile nella lavorazione e che oggi, per la sua riuscita, vi rende particolarmente soddisfatti?

 

Dopo un album diretto ed immediato come Invincible è una cosa che si nota parecchio, ma penso che Hellenic Warrior Spirit fosse persino più complesso ed intricato, con brani decisamente lunghi. Delle nuove canzoni, The Dwarrowdelf è quella che ci ha fatto faticare parecchio in studio, in generale siamo abbastanza soddisfatti di tutto il disco preso come opera unica.

 

 

6) Ci sono già le prime date della tournée italiana?

 

Per ora è ancora presto, probabilmente riusciremo a fare alcune date al nord Italia in autunno, vedremo.

 

7) Una prima domanda per Ivano. Gli Holy Martyr nascono in Sardegna in una regione culturalmente e geograficamente lontana dal contesto anglosassone che ha generato il metal. Sapresti indicare qualcosa, nella vostra musica, che in qualche modo riconduce alla tua terra natia? 

 

Non saprei, penso che la tenacia ed il modo di pensare siano rimasti quelli che avevo in Sardegna. Questa terra è molto antica e probabilmente si percepisce qualcosa di ancestrale che ti lega ad essa. Credo che inconsciamente, mentre scrivevo Numenor, stessi pensando alla mia Isola.

 

8) Ci raccontate il progetto Holy Martyr nella vita di ogni giorno? Vi ritrovate spesso per provare o scrivere? Riuscite a farlo con facilità oppure è un gioco ad incastro tra i vari impegni dei membri? 

 

Siamo sempre molto impegnati e la distanza geografica accentua questa cosa. Per fortuna internet velocizza e semplifica questo problema. In questo disco la mia funzione è stata fare da motore trainante per il resto della band, non è stato per niente semplice

 

9) Ancora Ivano Spiga. Gli Holy Martyr nascono negli anni Novanta ma il percorso di affermazione è avvenuta dagli anni Duemila. Possiamo dire quindi che sei cresciuto tra due decenni molto diversi per quanto riguarda il metal. Come consideri cambiata la scena metal italiana in tutti questi anni? 

 

Penso sia cambiata in peggio. Non seguo nessun tipo di scena e avrai notato che il nostro disco è fuori dal tempo e da qualsiasi etichetta attuale. Onestamente ho sempre fatto quello che volevo, andando controcorrente, non è cambiato nulla dagli anni 90 ad oggi, eravamo fuori posto prima come oggi.

 

10) Per chiudere vi propongo un gioco. Potete indicarci un solo album a testa a cui in qualche modo siete affezionati, culturalmente debitori o, semplicemente, uno che vi rappresenta? Uno solo.

 

Ci sono tanti album basilari. A nome di tutta la band ti direi gli album dei Maiden targati anni 80. Potrei citare ‘the number of the beast, nonostante non sia il migliore era speciale e ti faceva sognare. Questo sogno poi è proseguito durante la nostra carriera, probabilmente abbiamo preso un pizzico di questa magia, oltre a tante altre influenze, inclusa la musica classica di Vivaldi che mascheriamo bene.

 

Grazie e in bocca al lupo!

 

 

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