MARILLION – FUCK EVERYONE AND RUN (FEAR)

“FEAR” è un album da ascoltare soli, magari di sera, quando domina il silenzio e il mondo, con tutto il suo bagaglio di rumori e follia, è in qualche modo lontano. Si, lo stesso mondo che i MARILLION vedono con una certa paura.
Partiamo dal titolo: Fear. La parola, molto chiara nel suo significato, diventa un anagramma da sciogliere: “Fuck everyone and run” (fotti chiunque e vai!). Un titolo molto insolito per questo gruppo. L’espressione fa riferimento ad un dilagante individualismo, un atteggiamento disgregante della società contemporanea che lascia presagire un profondo, irreversibile, e certo non indolore, cambiamento. E’ proprio questo presagio a caratterizzare ogni singola traccia dell’album, conferendo ad ogni pezzo una massiccia dose di malinconia, di mistero e talvolta di inquietante attesa.

I MARILLION è un gruppo che dalla fine degli anni Settanta ha sperimentato due dimensioni musicali. La prima ascrivibile ad un virtuoso e progressive rock talvolta con venature melodiche (pensiamo a Genesis, Peter Gabriel). La seconda, con l’ingresso alla fine degli anni Ottanta del nuovo contante Steve Hogarth, ascrivibile ad un alternative tipicamente anni Novanta sfociato poi in un rock intimista. A fronte di questo percorso “FEAR” può essere considerato il punto di convergenza di tutta l’esperienza musicale del gruppo, l’album in cui vengono fuse in maniera sapiente e calibrata i diversi sound presenti nel suo percorso musicale.

L’album parte con pezzi intrisi di un’atmosfera al limite tra malinconia e attesa, come a far da colonna sonora ad uno scrutare l’orizzonte, proprio alla ricerca dei primi segni di un qualcosa di sconosciuto che comunque deve arrivare. I giri accattivanti del basso, le note di una tastiera non dominante, ma dagli inserimenti perfetti, hanno il merito di conferire una magia evocativa. Dopo “Living in Fear”, un pezzo rock che ricorda vagamente i toni più classici dei Radiohead, si arriva così a “The leavers (i) wake up in music”, in cui, accanto alla malinconia, predomina un certo senso dell’incanto grazie ad un ritmo crescente. E’ un punto di svolta, oltre il quale la parte più rock del disco evapora in buona parte per far spazio a pezzi molto più melodici, ballate malinconiche in cui a far da padrone c’è la voce di Hogarth (principale ispiratore, nella storia del gruppo, di questa svolta alternative), solenne e graffiante.
La tetralogia di ispirazione quasi pinkfloydiana “New King” (in cui è presente il verso Fuck everyone and run), è una serie di struggenti riflessioni sul divario tra i potenti del mondo contemporanei e i nuovi schiavi. Qui l’anima prog rock del gruppo torna ad imporsi fino a trovare la nuova punta in “Why is nothing ever True”.

Per i fan del gruppo è un pezzo imperdibile. Ma a prescindere dal seguito di fan (co-produttori degli album già dalla fine degli anni Novanta, tramite raccolte fondi promosse da gruppo stesso su internet), “FEAR” è un album che può riuscire piacevole per tutti i “palati” musicali attratti da un rock di ricerca, frutto della combinazione di più elementi diversi, ma soprattutto di atmosfera.

VOTO 8

RSVP: RADIOHEAD, SOUNDGARDEN, PINK FLOYD

fear

1. El Dorado (i) Long-Shadowed Sun
2. El Dorado (ii) The Gold
3. El Dorado (iii) Demolished Lives
4. El Dorado (iv) F E A R
5. El Dorado (v) The Grandchildren Of Apes
6. Living in F E A R
7. The Leavers (i) Wake Up In Music
8. The Leavers (ii) The Remainers
9. The Leavers (iii) Vapour Trails In The Sky
10. The Leavers (iv) The Jumble Of Days
11. The Leavers (v) One Tonight
12. White Paper
13. The New Kings (i) Fuck Everyone And Run
14. The New Kings (ii) Russia’s Locked Doors
15. The New Kings (iii) A Scary Sky
16. The New Kings (iv) Why Is Nothing Ever True?
17. The Leavers (vi) Tomorrow’s New Country

marillion

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