DEVILMENT – The Mephisto Waltzes

Eccoci qua con i DEVILMENT, nuova infernale creatura del neoromantico Dani Filth, appena usciti con un nuovo album: “II: THE MEPHISTO WALTZES”. Nonostante una componente rock più classicheggiante in questo nuovo progetto, e in particolare in questo secondo album, Filth è sempre lui, con le sue narrazioni di storie, di sentimenti in versi, in cui la crudeltà del mondo si schiude rivelando un cuore umano, troppo umano. Viventi e non morti hanno in comune una sorta di dannazione eterna, una condizione tragica, che li rende affascinanti e che la sua eclettica e spiritata voce riesce a far brillare nelle tenebre. Tutto questo nei DEVILMENT si manifesta in un rock granitico e serrato, pervaso da venature derivanti dalle esperienze musicali più sfaccettate. Ci troviamo quindi avanti ad una reinterpretazione della sua poetica in un sound frutto di un nuovo e incestuoso incrocio.
L’oscura e affascinante heavy corazzata di “Judastein” apre le danze, insieme ad incantate tastiere e alla voce dello spiritato Dani. Le sorprese però arrivano già col secondo pezzo “Hicthcock Blonde”: col ritmo saltellante sembra di ascoltare una sinistra filastrocca, con tastiere a conferirle un’atmosfera diabolicamente grottesca. Ci vengono in mente i posseduti di Raimi e le loro danze sospese nell’aria. Ed è proprio questo diabolico grottesco a caratterizzare gran parte dell’album.

 

Una nuova svolta nell’album la scopriamo “Full Dark, No Stars”. Un inizio delicato come quello di una piuma che si plana sull’aria prima di perdersi nel fogliame, diventa una sorta di black ballad, un pezzo maledettamente rock, intriso di quella malinconica mostruosità che ricorda i THEATRES DES VAMPIRES. La voce della tastierista Lauren Francis brilla come un raggio di sole che penetra solitario in un manto nero di nuvole nel bel mezzo di una tempesta.
E la tempesta di fa più dura dal pezzo appena successivo “Shine on Sophie Moon”, una fuga con chitarre distorte, grow e scream, carezze d’artigli sulla pelle in pieno stile Cradle, anche se le tematiche si fanno più psicologiche e più varie rispetto al mero vampirismo. Ci fermiamo per non svelarvi altre sorprese e lasciarvi esplorare, da qui in poi, in beata solitudine questo incantevole inferno.
In buona sostanza possiamo dire che le sonorità proposte in questo album rappresentano un incontro perfetto tra quanto finora il folletto inglese ci ha proposto col suo gruppo storico e parte della tradizione metal: dai riff insistenti alla Maiden fino al black sinfonico degli stessi Cradle, passando da enfatizzanti ritornelli alla NIGHTWISH (“Entaged in Our Pride”, giusto per citarne una). Ma lo diciamo per offrire un’idea poiché “II: THE MEPHISTO WALTZES” è molto di più di un sound enciclopedico. Conosciamo ormai Dani Filth, conosciamo il suo amore per l’oscuro come la sua passione per gli IRON MAIDEN: avrà pure ascoltato e assimilato le più disparate esperienze metal, ma la capacità di integrare ogni cosa in una folle armonia la si avverte tutta anche in quest’ultimo album. Sulla stessa scia la già citata Lauren Francis, che con le sue tastiere, oltre che con la sua voce, pur dettando le atmosfere e frenando le artigliate delle chitarre elettriche, riesce a ricavarsi una dimensione raccolta evitando una sinfonia eccessivamente presente.
Una piacevole esperienza, un album che si fa ascoltare dalla prima all’ultima traccia senza mai annoiare e regalando, come un buon racconto gotico contemporaneo, immagini di una brillante oscurità.

 

VOTO: 7

RSVP: CRADLE OF FILTH, THEATRES DES VAMPIRES, DIMMU BORGIR

devilmentiialbum

 

Tracklist:

01. JudasStein

02. Hitchcock Blonde

03. Under The Thunder

04. Full Dark, No Stars

05. Shine On Sophie Moone

06. Life Is What You Keep From The Reaper

07. Dea Della Morte

08. Entangled In Our Pride

09. Hell At My Back

10. The Seductive Poison

11. Father Dali

 

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