DANKO JONES – Wild Cat

Recensione a cura di Frank R.

 

 

Il punk, da un punto di vista schiettamente musicale, ha cambiato il modo di concepire la musica non solo dei musicisti ma, soprattutto, dell’industria discografica che, cogliendo la portata travolgente di un movimento essenzialmente “di rottura”, ha provato a sfruttarne i così detti “portavoce”, i suoi artisti in grado di parlare alle generazioni di riferimento come nessun altro avrebbe potuto fare. Ed è così che, col tempo, il punk è stato sdoganato, sfuggendo alla ghettizzazione a cui, per sua natura, era destinato e divenendo fenomeno eterogeneo, di costume e, di conseguenza, commerciabile.

 

Soprattutto, però, il punk ha insegnato ai musicisti rock e ad aspiranti tali che fare musica non è mai questione di tecnica o di attitudine quanto di volontà: la volontà comunicativa di volersi esprimere con le canzoni. Forse per questo molti ragazzi si ritrovarono con strumenti tra le mani, spesso senza essere in grado di tirarci fuori il meglio, impegnati nei garage di casa loro a urlare melodie essenziali e a mediarle attraverso il “suono” delle loro apparecchiature.

Forse è così che ha iniziato Danko Jones assieme ai suoi soci nell’ormai lontano 1996. Questo trio canadese, quest’anno al suo ottavo album in studio, che ha piegato il punk all’orecchiabilità del rock più melodico come tante altre band di quegli anni. Wild Cat è essenzialmente il solito disco garage punk ripetitivo e per nulla originale che trova tutta la sua forza nella continuità. Questo perché Wild Cat è un disco che non aggiunge assolutamente nulla di nuovo ma, traccia dopo traccia, ha il pregio di divenire familiare, un susseguirsi di canzoni che fanno sentire l’ascoltatore a proprio agio, canticchiabili quanto basta, dal forte impatto energetico o emotivo e mai abbastanza lunghe da annoiare. Per tutti questi motivi questo si potrebbe definire un disco in crescendo, che trova nella quarta traccia You Are My Woman il suo apice assoluto e che poi, in un certo senso, si arrischia ad una classicità che sonoricamente, in certi casi, ricorda un blues in forma più accelerata e urlata (Wild Cat) e in altri hard rock di stampo più classico (She Likes It o Success in Bed).

 

Certo, Danko Jones non è un cantante vocalmente eccezionale, ma ha il pregio di essere costante, di non tradire mai l’ascoltatore e di conoscere bene i suoi limiti (tranne forse in Revolution (But Then We Make Love)). Oltre ad essere il marchio di fabbrica della band. Allo stesso modo, le sue linee di chitarra non sono nulla di che, essenziali, senza riff o assoli particolarmente complessi, in puro stile punk, che spesso si concedono al rock più puro e crudo ma nella loro essenzialità sono rassicuranti. Sai cosa aspettarti e ottieni quel che sembrano promettere ad ogni traccia. Il resto della formazione procede in amalgama con la batteria martellante di Atom Willard (ascoltate Let’s Start Dancing per credere) e le linee di basso di John Calabrese, perfettamente inserite nel tessuto dei brani.

 

Insomma, Wild Cat è un disco che non aggiunge nulla, solo una conferma (come se ce ne fosse ancora bisogno) che sfugge all’anonimato dei primi due brani (I Gotta Rock e My Little RnR) per poi diventare un album solido ma che, purtroppo, ha poco da aggiungere.

 

VOTO: 6

RSVP (Raccomandati Se Vi Piacciono): AIRBOURNE, THE HELLACOPTERS

Anno: 2016

Label: AFM Records / Audioglobe

 

 

Tracklist:

I Gotta Rock

My Little RnR

Going Out Tonight

You Are My Woman

Do This Every Night

Let’s Start Dancing

Wild Cat

She Likes It

Success in Bed

Diamond Lady

Revolution (But Then We Make Love)

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