TESTAMENT – La formazione di “Brotherhood Of The Snake” è la migliore di sempre. Lo dice la Scienza.

No, non è vero. Non lo dice la Scienza. Però ho sempre sognato di scrivere un titolone così. Scherzi a parte, l’ultimo album dei TESTAMENT – “Brotherhood Of The Snake” -, datato 2016 e pluriosannato da critica e fan, è per me uno dei migliori dischi mai realizzati da una band forse a volte un pò troppo sottovalutata. La cosa che mi lascia un pò perplesso è che ben pochi si sono soffermati sulla formazione di Brotherhood. Una delle migliori squadre thrash di S E M P R E.

(l’artwork di “Brotherhood Of The Snake”, uscito nel 2016 per Nuclear Blast Records)

Partiamo col dire che a mio modesto avviso, i Testament hanno sbagliato ben poche cose nella loro carriera. Con tutta probabilità il punto più “basso” è stato toccato nei primi anni ’90, come per molte band thrash o heavy dell’epoca, i quali di fronte alla lenta e maleodorante avanzata del Grunge si sono dovuti o reinventare o riadattare. O fallire. Ma a parte “Low” e “Demonic”, a mio parere i due dischi minori, i Nostri hanno sempre avuto dalla loro parte inventiva, eccellenza nel songwriting, tecnica, classe e una genuinità che li ha sempre un pò tenuti fuori dalle scene mainstream.

La primissima formazione in studio dei Testament (1987) vede in realtà 3/5 della band attuale schierata, ossia CHUCK BILLY alla voce, ERIC PETERSON ed ALEX SKOLNICK alle chitarre, seguiti da GREG CHRISTIAN al basso e LOUIE CLEMENTE alla batteria. Seppur acerbi per la giovane età, ed arrivando un pò “dopo” rispetto ai grandi del thrash, i Testament hanno fin da subito dettato buona parte di un nuovo cammino per il genere musicale, caratterizzato soprattutto dalla voce calda e profonda di Billy.

(Steve “Zetro” Souza, attualmente negli EXODUS, prima voce dei Testament dal 1983 al 1986)

Il team così composto viaggerà alla velocità della luce – sfornando una media di quasi un album meraviglioso all’anno – fino al 1994,  l’uscita di “Low”.

Poi qualcosa si spezza, e qualcosa cambia. Sono gli anni bui della rivoluzione del rock pesante, e l’arrivo di MTV, dei PEARL JAM e dei NIRVANA, ha di rimando influenzato anche il metal, che si è dovuto arrendere all’esplosione del fenomeno di massa. I Testament subiscono continuamente cambi di formazione, partendo proprio da Skolnick, che decide di intraprendere un’altra carriera, fondando l’ALEX SKOLNICK TRIO (jazz). Poi sarà la volta di Greg Christian e Louie Clemente, a loro volta sostituiti da musicisti più o meno validi come JOHN DETTE (ex-SLAYER), PAUL BOSTAPH (attualmente SLAYER), GENE HOGLAN (ex-DEATH, ex-STRAPPING YOUNG LAD, ex-DARK ANGEL e così via..), DERRICK RAMIREZ e DAVE LOMBARDO (ex-SLAYER, ex-PHILM, ex-FANTOMAS ed attualmente nei DEAD CROSS).

(la prima formazione in studio dei Testament. Da sinistra: Greg Christian, Eric Peterson, Chuck Billy, Louie Clemente ed Alex Skolnick)

All’improvviso, anche Chuck Billy subisce un forte contraccolpo personale, ammalandosi di tumore nel 1999 (anno di uscita di “The Gathering“, altro disco di prestigio del quintetto californiano). Per fortuna (e grazie anche ad una buona dose di “erba medica”, come dirà più avanti Billy) il frontman supera quest’ostacolo ma la band rimane inattiva per molto tempo, tant’è che il successore di Gathering arriverà ben 9 anni dopo, nel 2008, con “The Formation Of Damnation”.

Se gli anni ’90 hanno portato abbastanza sfortuna ai Testament – che sicuramente avrebbero meritato molto, ma molto di più – , gli anni 2000 ribaltano completamente questo concetto, riportandoli tra i Big della scena mondiale. “The Formation Of Damnation” del 2008, “Dark Roots Of Earth” del 2012 e “Brotherhood Of The Snake” del 2016 riportano i Nostri a godere di un suono thrashy autentico, caratterizzato da riffoni, drumming pesante ed un songwriting molto attento a non scadere mai nella banalità.

E’ chiaro, non si è più prolifici come una volta: i tempi sono cambiati, i tour sono intensi, l’età si fa sentire. Ma ogni uscita discografica della band è una garanzia. E “Brotherhood Of The Snake” tocca cime veramente mai esplorate. Chuck Billy, Eric Peterson ed Alex Skolnick (ritornato all’ovile pur mantenendo l’Alex Skolnick Trio) in prima linea, seguiti a ruota da STEVE DIGIORGIO al basso e GENE HOGLAN alla batteria.

(l’attuale formazione dei Testament. Da sinistra: Eric Peterson, Alex Skolnick, Steve DiGiorgio, Chuck Billy e Gene Hoglan)

Considerato il lavoro dei primi tre, sappiamo già che siamo in buone mani. Steve DiGiorgio, già presente in “The Gathering”, è considerato uno dei bassisti più geniali e pazzoidi della scena metal. Basso FRETLESS ed una lunga carriera alle spalle tra SADUS, AUTOPSY e DEATH, assieme a GENE HOGLAN (soprannominato “The Atomic Clock”, l’orologio atomico, per la sua precisione e violenza) ridona una linfa bollente alla sezione ritmica del quintetto. Brotherhood è l’album di Eric Peterson, che ha curato al 90% le musiche dell’intero album e la produzione , sottoponendo l’intera band ad uno stress notevole e a sessioni di recording sfiancanti.

Ad oggi, 2017, immagino i Testament come una grossa badilata in faccia, un muro sonoro intoccabile ed irraggiungibile. Un gruppo solido, che non vuole raggiungere le prime pagine dei giornali ma che pensa alla musica e alla scrittura, ai tour e alle registrazioni.

Io mi chiedo ancora: “come cazzo hanno fatto i Testament a non avere un successo incredibile?”.

 

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