METALLICA – Master Of Puppets

Beh, sinceramente potrei fermarmi qui direi subito: “Master Of Puppets”, terzo album in studio dei METALLICA, è considerato uno dei dischi più importanti di sempre per quel che riguarda il Metal a 360°.

 

Grazie, arrivederci.

 

Sarò clemente ( o forse tutto l’opposto ) con voi, e mi dilungherò ancora un pò.

 

Tornati in studio dopo soli due anni dall’altro capolavoro che fu “Ride The Lightning”, i Metallica si chiudono in studio assieme Flemming Rasmussen per dar vita a quello che diventerà una vera e propria pietra miliare del rock (molto) duro.

 

I Metallica sono vivi da oramai poco più di 5 anni, la band ha finalmente trovato quell’equilibrio che, soprattutto per il primo disco, “Kill’Em All”, mancava. I due fondatori, James Hetfield alla voce e chitarra e Lars Ulrich alla batteria, sono oramai in pianta stabile accompagnati da Kirk Hammett (ex-EXODUS) alla chitarra e dal poliedrico Cliff Burton (ex-TRAUMA) al basso.

 

La prima cosa che emerge più di tutte – premendo ‘play’ – è la produzione: abbandonato il mixaggio ‘punk’ dei primi due album, questa volta arriviamo ad un livello eccezionale per l’epoca. Riff, chitarre e drumming perfettamente bilanciati, un suono corposo, ruvido e granitico, carico di groove e ‘pesantezza’, ed il gioco è fatto. Poco meno di un’ora per 8 brani soltanto, che hanno però cambiato in maniera definitiva l’heavy.

 

Perchè è considerato così innovativo ed eccezionale questo album? Tecnica unita ad estro creativo, commistione di generi ed influenze, o semplicemente bellezza oggettiva. Questo giudizio lo lascio agli Ascoltatori.

 

Il combo iniziale, “Battery” e “Master Of Puppets”, è così violento che lascia poco spazio all’immaginazione: grinta, ferocia e battito accelerato. Con “The Thing That Should Not Be” e “Welcome Home (Sanitarium)” i Metallica ci portano nella complessità del songwriting che in questo disco viene ulteriormente fuori rispetto all’acerbo degli esordi. “Disposable Heroes” e “Leper Messiah” seguono a ruota, mentre il finale è consegnato nelle mani di una delle doppiette più azzeccate della storia della band, ossia “Orion”, una sorta di testamento in anticipo scritto prevalentemente da Cliff Burton, e “Damage Inc.”.

 

Un album schietto, geniale, ben pensato e realizzato. C’è il contributo di tutti qui, prevalentemente di Hetfield, Ulrich e Hammett, ma senza sottovalutare Burton, che ha firmato non solo “Orion”, ma anche l’omonima seconda traccia dell’album. Da notare che circa 4 degli 8 brani di questo disco vengono suonati anche oggi dai ‘Tallica nei loro concerti. Questo disco è qualcosa che ha smosso l’immaginario collettivo, per farla breve. Un 1986 che fu denso di ricchezza e sostanza, dagli SLAYER ai MEGADETH, passando per gli ANTHRAX.

 

Poi, una fredda sera di settembre sempre del 1986, Kirk Hammett si gioca a carte il proprio posto letto nel tourbus. E perde.

 

Ma questa, citando il buon Lucarelli, ‘è un’altra storia’.

 

VOTO: 10

RSVP (Raccomandati Se Vi Piacciono): TESTAMENT, MEGADETH, ANTHRAX

Anno: 1986

Label: Elektra/ Music For Nations

Tracklist:

Battery
Master of Puppets
The Thing That Should Not Be
Welcome Home (Sanitarium)
Disposable Heroes
Leper Messiah
Orion
Damage, Inc.

No votes yet.
Please wait...