IRON MAIDEN – Flight 666

09 Nov IRON MAIDEN – Flight 666

“FLIGHT 666” non è solo il documentario sulla tournée di una rock band come forse ce ne potrebbero essere tanti, ma è qualcosa che riesce ad andare un po’ oltre.
Gli IRON MAIDEN hanno due caratteristiche singolari che li rendono un soggetto interessante per un docu-film. Il primo è il fatto di avere tra i membri un pilota di boing, il carismatico cantante Bruce Dickinson. La seconda è la sfida di portare la loro musica (di maidenizzare come dice il batterista Mc Brian) in territori in qualche modo nuovi, dove organizzare concerti risultava problematico a causa di questioni logistiche o addirittura sociali. L’unico modo per farlo era spostarsi solo ed esclusivamente in aereo, insieme al proprio ricco bagaglio scenografico e strumentale. Ed è proprio quest’ultimo aspetto a rappresentare, sin dall’inizio, il punto più forte dell’intero documentario.
Siamo davanti ad una sfida unica che in termini concreti significa dividere il mezzo in due moduli: quello anteriore riservato alla band e alle numerose persone che compongono l’eccentrico staff; quello posteriore agli elementi scenografici e strumentali dei loro concerti. Cosa non facile perché basta vederli dal vivo per comprendere quanta roba si portino dietro.

 

 

Raccontata la parte più tecnica si passa subito alla tournée vera e propria. Tra spaccati di vita gioviale in the air, allucinate conferenze stampe, incontri con fan e concerti (la prima perfomance non poteva che essere “Aces High”), ad impressionare di più è l’assistere ad un incontro incredibile e inaspettato per entrambe le parti. La reazione dei fan che vedono arrivare per la prima volta, in alcuni casi nel loro “buco di mondo”, i grandi IRON MAIDEN. Al contrario, la reazione degli stessi membri nell’approdare in luoghi in qualche modo inesplorati o mancati (a metà anni ottanta diversi erano stati i concerti saltati in Sudamerica per problematiche sociali e religiose).
C’è inoltre un altro dettaglio che fa degli IRON MAIDEN come unico soggetto possibile per un simile documentario. Il film porta a galla uno dei loro maggior meriti: quello di aver conseguito negli anni una fama mondiale senza il supporto dei principali canali di promozione, ma solo col duro lavoro che nel campo musicale si traduce in una naturale propensione a perfomance live di alto livello e un numero incredibile di concerti. Come dice il grande chitarrista Adrian Smith, tutti i membri della band provengono dalla working class inglese, sanno cos’è il lavoro e la dedizione e la serietà con cui affrontano da sempre la tournée deriva proprio da questo. Le loro tournée infatti sono sempre state lunghe, ricche di date e concerti quasi dalle origini (portando la band ad essere la prima a suonare oltre la cortina di ferro) al punto che gli stessi membri, a trent’anni dalla nascita del gruppo, avevano già espresso il desiderio di avere una documentazione di quanto accadeva durante i loro spostamenti. Ecco quindi, la rinuncia ad un pezzo della storica privacy del gruppo per la realizzazione di questo film-documentario, in occasione del “Somewhere Back In Time Tour” tra febbraio e marzo 2008: India, Australia, Giappone, Canada, Messico, Sudamerica e tanti altri stati per sedici città diverse.
“FLIGHT 666” è ormai un classico della documentaristica in campo musicale che è riuscito a colpire appassionati di heavy metal e non, fan della storica band inglese e curiosi dello show business. Da un punto di vista più strettamente musicale questo film è coinciso con un periodo di rinascita degli IRON MAIDEN che li ha riportati quasi alle vette di successo raggiunte negli anni Ottanta. Ed è proprio per chi li adora che questo diventa un documento ancor più imperdibile: i pezzi storici della band eseguiti in energiche perfomance dal vivo e registrati in qualità hd sono un chiaro esempio della potenza che Bruce Dickinson, Steve Harris, Nicko McBrian, Adrian Smith, Dave Murray e Janick Gers sanno sprigionare sul palco. La sfida maggiore per lo spettatore è quindi rimanere fermi e seduti mentre gli Iron suonano i più grandi capolavori da battaglia: “Aces High”, “Powerslave”, “Wasted Years”, “The Trooper” e tanti altri. Si, è davvero un’impresa impossibile.

 

VOTO: 8

RSVP: SAXON, JUDAS PRIEST, DIO

flight

 

Tracklist

1-1 Churchill’s Speech 0:43
1-2 Aces High 4:49
1-3 2 Minutes To Midnight 5:57
1-4 Revelations 6:28
1-5 The Trooper 4:01
1-6 Wasted Years 5:07
1-7 The Number Of The Beast 5:07
1-8 Can I Play With Madness 3:36
1-9 Rime Of The Ancient Mariner 13:41
2-1 Powerslave 7:28
2-2 Heaven Can Wait 7:35
2-3 Run To The Hills 3:59
2-4 Fear Of The Dark 7:32
2-5 Iron Maiden 5:26
2-6 Moonchild 7:29
2-7 The Clairvoyant 4:38
2-8 Hallowed Be Thy Name

 

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Gianpaolo Roselli
news@lumeen.it

Gianpaolo Roselli ha pubblicato racconti sulle riviste nazionali Toilet, Inutile Opuscolo Letterario e Atlantidezine. Ora è alle prese con la conclusione di un romanzo. Ascolta un po' di tutto, ma la sua predilezione per l'heavy metal va su tutto. In primis gli Iron Maiden. La sua vita professionale e la sua faccia hanno poco a che fare con tutto ciò, ma si sa questo è un mondo in cui i Steve Harris hanno un passato da geometra i Paul Di Anno hanno la faccia da bravo ragazzo.