DEEP PURPLE – Machine Head

Recensione a cura di Frank R.

Non sono molti i dischi rock che si possano definire veramente fondamentali, quelli senza i quali il genere non sarebbe stato sicuramente lo stesso. Uno di quei pochi, secondo me, è però sicuramente Machine Head dei Deep Purple.

 

“Fondamentale” ha un significato ben preciso; vuol dire essere alle fondamenta (alla base) di qualcosa. In tal senso, il sesto disco della band di Hertford ne incarna perfettamente il valore intrinseco, estrinsecandolo: Machine Head è un classico assoluto dell’hard rock, uno di quegli album che ha dato vita a un genere determinandone le specifiche tecniche e tematiche.

Prima pubblicazione della neonata Purple Records, nel 1972, fu il maggior successo dei Deep Purple e a conti fatti può dirsi composto da alcuni tra i brani più importanti (e famosi) del gruppo inglese tra cui la loro canzone simbolo: Smoke on the Water.

 

Per quanto mi riguarda, Machine Head è un disco “romantico”, di quel romanticismo duro e puro. Ascoltarlo oggi è un po’ come riguardare foto di un passato lontano, del proprio grande amore dell’epoca, perduto e idealizzato. Produce, soprattutto nei nostalgici dell’età dell’oro del rock, una strana mistura di malinconia e benessere. Le sette tracce che lo compongono sono splendide ballate rock dall’incredibile forza musicale, fatte di tecnicismi strumentali (e vocali) da parte di tutti i membri della band e di passione pura. Brani come Highway Star o Space Truckin’  incarnano un modo leggendario di fare rock, che trascende gli anni ’70 e arriva fino a noi con una potenza immutata. Ma non è solo la potenza immaginifica che un disco come questo incarna a renderlo grande e grande la sua band. Sono fattori oggettivi come il bellissimo intro con l’organo elettrico di Lazy o il leggendario riff di Smoke on the Water, forse il più famoso della musica rock. Sono le incursioni blues che si perdono nella potenza sperimentale di un rock innovativo (per l’epoca, ma anche adesso) che molto avrà da insegnare alle future generazioni di musicisti.

 

Dirò di più: forse Machine Head è il punto più altro raggiunto dai Deep Purple nel corso di tutta la loro lunga carriera poiché fonde alla perfezione le diverse anime della band, quella più hard di Deep Purple in Rock e quella più raffinata alla Fireball, quasi l’alchimia del fantastico quintetto Blackmore/Gillan/Glover/Lord/Paice abbia raggiunto qui il massimo livello.

Esistono due versioni di Machine Head: la prima è l’originale del ’72, la seconda è quella del venticinquesimo anniversario (1997) composta di due dischi e che ospita un altro brano storico del gruppo, uno dei miei preferiti in assoluto: When a Blind Man Cries.

Tutt’oggi Machine Head è un disco fondamentale che chiunque si dichiari amante del rock deve non solo ascoltare, ma fare suo. Opere del genere sono imprescindibili e diventano patrimonio comune nel momento stesso in cui vengono metabolizzate, frammenti di immortalità che ci penetrano l’anima.

 

VOTO: 9

RSVP (Raccomandati Se Vi Piacciono): LED ZEPPELIN, BLACK SABBATH, ROLLING STONES

Label:  Purple Records

Anno: 1972

 

Lato A

Highway Star – 6:08

Maybe I’m a Leo – 4:52

Pictures of Home – 5:08

Never Before – 4:00

Lato B

Smoke on the Water – 5:42

Lazy – 7:24

Space Truckin’ – 4:35

No votes yet.
Please wait...